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 Plotino - L'Uno

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MessaggioTitolo: Plotino - L'Uno   Lun Mag 10, 2010 12:55 pm



Plotino "Enneadi"
L’Uno e l’Infinito


Analizzare il pensiero di Plotino è risultato sempre piuttosto agevole soprattutto grazie alla possibilità di accedere direttamente alle fonti proprie dell’opera filosofica del pensatore, che da sempre costituisce la figura più importante di tutto il neo-platonismo. Le sue opere, infatti, furono raccolte dal suo discepolo Porfirio di Tiro che le pubblicò ordinandole in sei Enneadi, ovvero raccolte con nove scritti ciascuna.

Il criterio di catalogazione seguito da Porfirio è semplicemente di tipo sistematico e non cronologico, ovvero in base all’oggetto della riflessione.

La prima enneade raggruppa gli scritti di Etica.
La seconda quelli di Fisica e Cosmologia.
La terza la Cosmologia per quello che riguarda i concetti di Tempo, Eternità ed Uno.
La quarta tutti gli scritti sull’anima.
La quinta sull’intelletto e le idee.
La sesta infine sull’essere ed il sommo bene.

Del Platonismo, Plotino conserva l’idea che la filosofia debba sforzarsi di essere qualcosa al di là della mera ricerca, della mera speculazione e che soprattutto debba permettere un’elevazione della coscienza (anima) in ragione di un ritorno ai luoghi della verità. La filosofia, quindi, intesa come una pratica quasi ascetica, quasi religiosa, che permetta perciò un miglioramento oggettivo dell’individuo. Non sono solo queste aspirazioni profonde che Plotino eredita e non tradisce, lo stesso filosofo, riconosce che il suo filosofeggiare consiste quasi interamente in una ripresa della riflessione degli antichi. Pensate che Plotino visse nel III secolo D.C..

Riprese, certamente, Platone, ma non mancano nel suo percorso di analisi, influenze della filosofia aristotelica e dello stoicismo, che tanta fortuna ebbe a Roma. Di Plotino ci è giunta anche una grande quantità di informazioni circa la sua biografia, dalla quale risulta niente affatto uno spirito asceta, partecipò persino alla spedizione dell’Imperatore Gordiano contro i Persiani, ovviamente per raggiungere i luoghi di una così grande e antica civiltà. Tornando alla Filosofia, voglio premettere che Plotino pur appartenendo alla lunga schiera dei c.d. Filosofi Minori, ha nella sua vasta e complessa riflessione raggiunto sintesi, uniche e mai più ripetute. Non solo nella qualità dei risultati ma anche nella grandissima originalità e nella stupefacente capacità di precorrere i tempi imbastendo un’analisi filosofica che supporterà molte sintesi della filosofia patristica, scolastica e moderna.

Qui, in questo breve sunto però, l’attenzione sarà mirata a temi e concetti e metodi che a mio avviso richiedono attenzione e particolare rispetto. Non bisogna dimenticare che in un modo o nell’altro Plotino rappresenta uno degli ultimi filosofi dell’antichità, ovvero della stagione precedente quella cristiano-moderna. Ne sarà anche un precursore ma non bisogna dimenticare, che il suo linguaggio e l’oggetto della sua analisi sono e restano di tipo classico, platonico, fatto di miti e metafore, poiché sempre congiunto con la necessità di spiegare l’assoluto. La funzione del mito o della semplice metafora, che
spesso si è ripresentata nella storia, e che forse trae origine dai misteriosi miti orfici, ha sempre consentito un via d’accesso diversa, dalle minuzie linguistiche, a realtà non immediate.


L’UNO

Secondo Plotino, l’universo, il mondo, nelle sue innumerabili molteplicità, ha in sé sempre e comunque una condizione imprescindibile senza la quale il mondo stesso risulterebbe impensabile e ciò è l’unità. Ogni cosa presuppone l’unicità. Pensate all’umanità, cosa sarebbe senza l’uomo. Pensate al due, non esiste senza l’uno. Dice in un famoso passo:

“Tutti gli enti sono enti in virtù dell’Uno.. non si ha esercito se esso non sa presentarsi uno, né si ha coro né greggia, se non sono uno..”

Questa, seppur grezza, constatazione non è così banale se la si prende per quello che davvero vuole dire e per dove, davvero, vuole portarci. Si sente e si percepisce la vicinanza alla filosofia pitagorica e al numero come essenza dell’universo, ma qui si tratta di unità, ovvero di sostanza. Pensate al pensiero di Duns Scoto, egli vuole spiegare la natura fondante l’universo degli astratti e dei particolari e la trova nella sostanza che, indefinita, li contiene entrambi. Si nota che vi è un’influenza plotiniana. Perché tanta influenza, dov’è la novità?

Andiamo per ordine. Ripeto. Il mondo molteplice è sempre costituito da unità. Vi sono enti minori che sono costituiti da meno unità ed enti maggiori invece composti da più unità e così via via, finché non si giunge all’Uno Primo, da cui tutto deriva e cui tutto ritorna.

L’Uno rappresenta il principio di tutto ma, stranamente, da tutto si differenzia. L’Uno in pratica è diverso nella qualità e nella natura da tutto ciò che da esso deriva. L’Uno è innanzitutto infinito (àpeiron), ma non infinito in senso matematico, badate bene, per infinito Plotino intende un qualcosa che è in - circoscrivibile. Il concetto di Infinito in Plotino è a mio avviso il più chiaro e corretto che si sia mai avuto in tutta la filosofia e la scienza. Solo Spinoza raggiungerà una chiarezza espositiva simile a quella di Plotino. L’infinito, per definizione, secondo Plotino non può assumere forma o, meglio ancora, non può essere limitato. Questo è chiaro, giusto. Pensate talvolta al paradosso del linguaggio, spesso, nelle scienze e nella vita comune si mettono assieme termini inconciliabili, noi finiti, universo infinito. Come è possibile? E poi infinito positivo e infinito negativo... Come si può pensare che l’infinito sia definibile? Definire l’infinito è assurdo. Ciò che è infinito, non può essere limitato, non può avere forma, né immagine. Ovviamente se così fosse, sorgerebbe il problema del rapporto tra mondo e Uno Infinito ma Plotino genialmente risolve la questione.

L’Uno è infinito e totalmente differente dal molteplice. Ma l’Uno è al di là della sostanza, è sito in un luogo al di là delle possibilità e delle nature del nostro mondo, l’Uno qualitativamente superiore è una condizione esterna alla sostanza, non compone il nostro universo, lo genera ma da una posizione al di là
dell’essere.
Indefinibile, l’Uno non è classificabile, né gli si possono attribuire giudizi finiti, l’Uno è tutt’altro.

Dice Plotino:

“L’Uno è tutte le cose e al tempo stesso non è neppure una di esse...”

« L'Uno non può essere una di quelle cose alle quali è anteriore: perciò non potrai chiamarlo Intelligenza. E nemmeno lo chiamerai Bene, se Bene voglia significare una tra le cose. Ma se Bene indica Colui che è prima di tutte le cose, lo si chiami pure così. »

anche i filosofi del passato conoscevano bene l'origine del Tutto cio che esiste..!!
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