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 CUSTODI DELL'IMMORTALITA'

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MessaggioTitolo: CUSTODI DELL'IMMORTALITA'   Sab Apr 02, 2011 3:30 pm

CUSTODI DELL'IMMORTALITA'


Non tutti gli studiosi credono che le piramidi di Giza siano edifici funebri: secondo Robert Bauval, sono parte di un progetto unitario che riproduce sulla Terra le tre stelle della Cintura di Orione; secondo Mario Pincherle, la piramide di Cheope nasconde al suo interno un pilastro di granito alto 60 metri, lo Zed. Queste ipotesi, finora sottovalutate dagli egittologi, trovano in questo libro una conferma eccezionale, la prova definitiva della loro validità. Le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino, la Sfinge, un oscuro astronomo del XVII secolo, la costellazione di Orione, la dea Iside, la massoneria mondiale sono solo alcuni dei protagonisti di questo appassionante viaggio che rivoluzionerà per sempre il nostro modo di intendere l’Antico Egitto e i suoi misteri. Attraverso codici, mappe stellari e monumenti, qualcuno tramanda da millenni un segreto tanto straordinario quanto scottante, una verità sepolta che oggi siamo finalmente in grado di rivelare. Custodi dell’Immortalità racconta la più grande scoperta del nuovo millennio.





Anteprima del libro

Le Piramidi di Giza erano realmente tombe? Per quale ragione riprodurrebbero la Cintura di Orione sulla Terra? Perché i tre sarcofagi sono collocati ad altezze diverse? Quale relazione c’è tra il dio Horus e la Sfinge? E la costellazione di Orione raffigura davvero un uomo?
Sono solo alcune delle domande che trovano risposta nel libro CUSTODI DELL’IMMORTALITÀ di Piero Magaletti, un appassionante viaggio tra i misteri dell’Antico Egitto che, combinando studi di archeologia, astronomia, filologia, linguistica, mitologia e simbolismo esoterico, rivela l’autentico scopo delle Piramidi: garantire l’immortalità all’anima del sovrano.
Il sospetto che la Piana di Giza nascondesse dell’altro si è insinuato ormai da decenni; ciò che mancava è la spiegazione definitiva di cosa avvenisse.
Una soluzione da sempre scritta nelle stelle, ma finora sfuggita ad ogni indagine: nel 1603, l’Uranometria di Johann Bayer, uno dei padri dell’astronomia moderna, assegnava ad ogni stella una lettera dell’alfabeto greco. Le tre lettere della Cintura di Orione sono Z, E, D.
ZED, proprio il nome del pilastro di granito alto 60 metri che secondo lo studioso italiano Mario Pincherle sarebbe custodito nella piramide di Cheope.
L’esatta etimologia di Piramide e di Medjedu, il nome egizio di Cheope, è identica per entrambi ed è dimora del membro virile; lo Zed è quindi il membro di Osiride e il suo scopo era condurre, attraverso una copulazione cielo-terra, l’anima del faraone nella costellazione di Orione, che non raffigura un uomo, ma la dea Iside, sposa di Osiride.
La prova che le piramidi costituissero tre livelli di un percorso iniziatico che conduceva dalla morte alla vita, dall’ignoranza alla conoscenza, deriva dall’osservazione dell’altezza crescente delle tre camere che contengono i sarcofagi, da Micerino a Cheope.
E non è tutto.
L’inizio del rito necessitava un sacrificio umano, quello del faraone stesso; la complessa cerimonia che si svolgeva nella Piana era scandita da due fenomeni celesti; la sua conclusione suggellava la rinascita del re defunto nelle sembianze di una stella in cielo e l’incoronazione del nuovo Horus sulla Terra.
Qualcuno è certamente a conoscenza di questo millenario rituale e ha nascosto indizi nei luoghi più impensabili: un atlante stellare, un monumento, un quadro... Ora, per la per la prima volta, CUSTODI DELL’IMMORTALITÀ svela e commenta questi messaggi lasciati nel corso dei secoli e rivela dettagliatamente i passaggi dell’intera cerimonia.
La formulazione di questa nuova teoria è basata su prove inconfutabili, non su congetture di natura fantascientifica: nessun accenno ad Atlantide o a visitatori dello spazio, ma solo il dovuto riconoscimento ad un popolo straordinario che ha creduto di poter trascendere la natura mortale realizzando qualcosa che l’uomo moderno non è in grado di riprodurre.
Tra tutti i misteri che stimolano la nostra fantasia, le Piramidi di Giza rappresentano il più affascinante polo di attrazione universale; un interesse incentivato dalla pubblicazione di innumerevoli interpretazioni che alimentano una sete di conoscenza inestinguibile.
La divulgazione di questa scoperta scientifica, frutto di 15 anni di lavoro, soddisfa la curiosità di milioni di appassionati e stimola con intelligenza studiosi e ricercatori, sulla stessa scia di best seller come Il mistero di Orione e Impronte degli dèi.


Per informazioni piu dettagliate sul libro e sull'autore questo è il sito ufficiale:
http://www.custodidellimmortalita.it









Approfondimento

Lo Zed (Djed), che secondo gli studiosi è il geroglifico rappresentante la colonna dorsale di Osiride, è un simbolo rinvenuto frequentemente nelle tombe egizie. Il suo significato è quello di stabilire un contatto tra il defunto e la vita dopo la morte. Secondo l'egittologia classica, lo Zed è semplicemente un simbolo con il quale gli Antichi Egizi intendevano rappresentare il dio Osiride. Sarebbe la raffigurazione di un albero che si ricollega alla leggenda di Osiride. Osiride, che rappresenta la resurrezione, verrebbe raffigurato come un albero che, in una zona arida e sabbiosa come il deserto egiziano, prende la vita dal Nilo.
Mario Pincherle, un ingegnere italiano appassionato di archeologia, afferma che lo Zed non è solo un simbolo, ma una vera e propria torre esistita intorno al 10.000 a.C. che, a quel tempo, aveva una notevole importanza. Lo Zed sarebbe stato trasportato dalla Mesopotamia, sua regione d'origine, fino in Egitto tramite carri trainati da 600 buoi (così è scritto in un antichissimo libro di Enoc) e posto sulla cima della piramide a gradoni di Sakkara. In un secondo tempo fu tolto e spostato nel cuore della piramide di Cheope. A prova di questa teoria, vi è il materiale ritrovato sulla sommità della piramide di Djoser. Infatti, vi sono tracce di diorite che è un materiale molto resistente, adatto per sopportare grandi pesi e che perciò sarebbe stato posto in cima alla piramide per un ben preciso scopo, quello di sorreggere lo Zed.
Una torre messianica? Sono stati finora scoperti 3 tipi di Zed: a 5 strati, a 4 strati ed a 3 strati. Pincherle sostiene che ogni strato rappresenta la discesa sulla Terra di un dio:
5- Gesù,
4- Osiride,
3- Krisna,
mentre gli altri due rimanenti, dice, si perdono nella notte dei tempi. Sono stati ritrovati Zed a 3 strati risalenti a prima della II dinastia.
Pincherle, intorno al 1970, era giunto a queste conclusioni provvisorie, a prima vista incredibili:
1) La Grande Piramide di Cheope non è mai stata una tomba.Zed a 4 strati
2) Il faraone Cheope non vi è mai stato sepolto.
3) Nella grande cripta, nel cuore della piramide (Camera del Re), vi è ancora un sarcofago senza coperchio: non contenne mai la mummia del faraone.
4) In realtà la piramide di Cheope è un immenso tetto, edificato a coprire e nascondere un'alta torre.
5) La torre è più antica della piramide (!): fu costruita moooolto prima.
6) Questa torre fu smontata pezzo per pezzo: ogni pezzo fu numerato con due linee parallele di riferimento Nord? Sud. Tutti questi macigni furono forse spostati rispetto al luogo originario. La torre fu rimontata e sopra vi fu costruita la piramide.
7) Tra torre e resto della piramide non vi è contatto diretto, ma esiste una sottile intercapedine d'aria.
Giunti a questo punto dobbiamo rivolgere a noi stessi delle domande: quale scopo aveva la torre? Chi la edificò? Perché fu smontata, spostata e rimontata? Perché vi fu costruita sopra l'immensa piramide?
La torre nascosta nella piramide è alta più di 60 metri. La base della torre doveva essere circa m9,50x18; stesse misure dello spazio esistente sulla sommità della piramide a gradoni di Saqqara, circostanza che ha convinto Pincherle che lo Zed, prima di essere stato rinchiuso nel cuore della piramide di Cheope, facesse imponente mostra di sé sulla cima dell'alta piramide a gradoni, che ne costituiva il basamento. Fu così che iniziò a considerare la Grande Piramide come una specie di tetto messo a coprire qualcosa di molto prezioso, che un giorno era stato alla luce del sole…
Questa convinzione Pincherle l'ha maturata decifrando un antichissimo testo etiopico, il 'Libro di Enoch', in cui si narra la storia di un patriarca ebraico antidiluviano che, giunto in Egitto, "vide un'alta e grande torre di granito duro", divenendo testimone oculare di tale scoperta.
Anche il giornalista scientifico inglese Colin Wilson condivide il fatto che la Grande Piramide non possa essere frutto della civiltà egizia, all'epoca tecnologicamente arretrata. "Come hanno potuto gli schiavi egizi", dichiara Wilson, "sollevare con semplici corde e bastoni blocchi di pietra di sei tonnellate? E come potevano portarli in cima alla Grande Piramide, lungo gradini che a volte non eran più grandi di 15 centimetri? Per spostare poi oltre due milioni e mezzo di mattoni in questo modo, ci sarebbero voluti almeno 150 anni. Possibile che il faraone Cheope avesse tutto questo tempo a disposizione? Negli anni Ottanta i giapponesi cercarono di costruire un modello in scala della Grande Piramide, per un'esposizione, ma anche con le più sofisticate apparecchiature dell'era moderna non vi riuscirono. E il progetto venne abbandonato..."


Per approfondimenti: "La Grande Piramide e lo Zed" – Mario Pincherle (Macro Edizioni, 2000)




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