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 La Carità Cristiana

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MessaggioOggetto: La Carità Cristiana   Sab Ago 20, 2011 3:46 pm

LA CARITA' CRISTIANA



Carità è un termine derivante dal latino caritas (benevolenza, affetto, sostantivo di carus, cioè caro, amato), talvolta scritto charitas su imitazione del greco chàris (cioè grazia). Nella teologia cristiana è una delle tre virtù teologali, insieme a fede e speranza. Lo stesso termine si utilizza anche in riferimento all'atto dell'elemosina (nell'espressione "fare la carità"). Più in generale, esso si usa a proposito di ogni forma di volontariato.

Significato:
Carità significa "amore disinteressato nei confronti degli altri"; si ritiene che essa realizzi la più alta perfezione dello spirito umano, in quanto al contempo rispecchia e glorifica la natura di Dio. Nelle sue forme più estreme la carità può raggiungere il sacrificio di sé. Attraverso la carità l'uomo realizza il comandamento dell'amore lasciato da Gesù Cristo ai suoi discepoli e quindi dona la felicità eterna:
« Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?". Gesù rispose: "Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi" »
(Marco 12,28-31)
La carità, unita alle altre virtù teologali, sono gli strumenti per il raggiungimento della felicità.

La pratica dell’elemosina
Da sempre il digiuno, la preghiera e l’elemosina (o opere di misericordia) sono stati considerati come i pilastri della struttura portante della vita spirituale del cristiano e come le tre pratiche penitenziali, tipiche del tempo quaresimale. Sono state pensate insieme come se l’una senza l’altra non potessero sussistere: ”Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre opere, preghiera, digiuno, misericordia sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra” (dai Discorsi di Pietro Crisologo).
Essendo dimensioni così vere e profonde della realtà umana è facile riconoscerle presenti anche nelle altre esperienze religiose.
Per l’Islam l’elemosina è uno dei cinque precetti (insieme alla preghiera, al digiuno, al pellegrinaggio alla Mecca e al riconoscimento di un solo Dio, Allah).
Anche nel giudaismo precristiano si praticavano diffusamente azioni caritative a favore del prossimo indigente. Basti pensare all’insistenza di prendersi cura degli orfani e delle vedove, di ospitare stranieri e pellegrini. Gli stessi profeti (in particolare Amos e Isaia) pongono la giustizia e la carità come condizioni per offrire sacrifici graditi a Dio.
Da qui si deduce che il rapporto con Dio e la cura della propria interiorità non vanno vissuti chiudendosi in sé stessi; non può mancare la dimensione sociale dell’apertura verso gli altri, a cominciare da chi è nel bisogno, superando l’egoismo e l’attaccamento possessivo ai propri beni. Ma proprio qui conviene qualche chiarezza. E’ noto il famoso proverbio cinese: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”, ma si può parafrase anche in un altro modo, scriveva Giuliana Martirani in un suo libro Il drago e l’agnello (Milano 2001):
“All’affamato da’ subito un pesce per sfamarlo, dagli la canna da pesca per pescare domani, ma soprattutto non rubargli più il suo lago”.
San Gregorio Magno nella Regola pastorale invitava i pastori a tener presente che: “Quando doniamo ai poveri le cose indispensabili, non facciamo loro delle elargizioni personali, ma rendiamo loro ciò che è loro. Più che compiere un atto di carità, adempiamo un dovere di giustizia”.


Domanda (di una persona comune): Qual'è la vera Carità Cristiana?
"Ieri sono andata Messa, mi è capitata una cosa su cui ho riflettuto.
Mi spiego: prima di salire gli scalini della chiesa scorgo il solito mendicante seduto con un cartello al collo con scritto....ho due bambini bla bla bla.
Sul finire della Messa, prima della benedizione il parroco ricorda i vari appuntamenti e informa che al fondo della chiesa c'è un giornale bla bla bla.
Durante la messa all'offertorio passa la questua per l'offerta..che fai una due monetine le metti...
Finisce la messa sto per uscire e la ragazza mi chiama...signora e mi porge 'sto giornale...la guardo e le dico...me lo dai o....lei rimane mezzo secondo in quella posizione e io rimango a guardarla senza dire ninete.
Ad un certo punto lei cambia direzione del suo braccio e chiama qualcun'altro.
Va bè, esco riscendo gli scalini, rivedo il mendicante con il suo cappellino in mano, va bè, in quel frangente mi dico...è presto se io prendo questa via, allargo un po', mi faccio una piccola passeggiata, e mi avvio verso casa. Mentre faccio per incamminarmi, nella folla di persone, incrocio una persona con un passeggino....signora il bambino, chiedeva anche soldi, la evito e vado avanti e vedo un uomo idem con patate, il marito, pensai.
Evito pure lui e finalmente mi incammino.
Morale: Per andare a Messa, prima di uscire di casa deve prepararsi...questa monetina per ....quast'altra per....ecc.
Le associazioni di volontariato ci sono ed invece sempre più spesso ora si trovano per strada così.
Perchè?
Il Signore comunque lo sa che devo pagare una bolletta di 500 euro per il conguaglio di spese di condominio.
Questa è carità cristiana o opportunismo?
E più avanti andiamo e peggio sarà."

Risposta (di una persona consapevole e saggia):
"L'offerta per i poveri è una gran bella cosa, ma noi viviamo in una società in cui siamo abituati a delegare tutto.
Certo, non tutti possono arrivare nelle zone povere del mondo o in quelle in stato di guerra, che spesso coincidono, per dare direttamente il proprio contributo e allora si ricorre alla mediazione. Io purtroppo non riesco a fidarmi di nessuno da questo punto di vista.
Ho letto e sentito troppe storie meschine al riguardo; quando ci sono di mezzo i soldi è così.
Per tornare alla tua domanda io non so quale sia la carità cristiana ma non capisco perché in chiesa si doni un'elemosina per i poveri quanto sulla soglia c'è un povero a cui tutti passano davanti senza nemmeno guardarlo in faccia, senza nemmeno dargli un cenno di saluto.
Le persone che chiedono l'elemosina sono tante e certo non si può dare a tutti una moneta ma un cenno, un saluto, uno sguardo, quello si può dare a tutto. Tanto per dirgli Ti ho visto, per me esisti, sei una persona. Invece non si fa.
Quando non si hanno monete da dargli, si fa finta di non vederli, quasi ci vergognassimo a dire che non abbiamo una moneta. Io credo che la carità cristiana stia in ogni più piccolo gesto, sicuramente non sta nell'indifferenza con cui spesso trattiamo queste persone.
Ci sono molte persone che chiedono l'elemosina che mi si sono affezionate per il semplice fatto che ogni volta che passo gli faccio un saluto, un sorriso o un cenno da lontano, magari anche solo una carezza al loro bambino.
Lo sai che quando ti conoscono in questo modo, non vogliono più soldi da te? Strano, eh?
E' un po' come se entrassi a far parte della loro famiglia come se dicessero i soldi sono sporchi e tra di noi non devono entrare.
Quindi, ecco, la carità cristiana per me è questo Innanzi tutto accorgersi dell'altro e non lasciarlo solo.
Quando mi fermo a parlare con qualcuno di loro e magari mi siedo accanto a loro in terra, vedo questo muro si gambe che scorre inarrestabile. Un sottofondo continuo di passi sempre uguale a se stesso, è quasi alienante.
Poi all'improvviso, un rumore diverso e un viso sorridente che spunta, Ti assicuro che fa tantissimo, Fa piacere anche a me vederlo dopo soli cinque minuti che sto lì."



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