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 Testimonianza ehretisa con Marco Giai Levra

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MessaggioTitolo: Testimonianza ehretisa con Marco Giai Levra   Lun Apr 16, 2012 7:53 pm

Conversazioni sull’ehretismo,
frutta acida, e digiuni con Marco Giai Levra




Continuiamo con gli approfondimenti degli amici che con grande coerenza hanno seguito e applicato il cammino dettato da Ehret.
Marco è un caro amico ehretista conosciuto durante il cammino di transizione che ho avuto la fortuna di conoscere anche personalmente e con cui, anche per telefono (visto che vive a Milano e io a Roma), ho approfondito diversi dialoghi interessanti spaziando dalla transizione alla frutta e i suoi benefici, ai digiuni, e alla luce solare.

Marco è musicista e “laureato in nuove tecnologie multimediali e informatica musicale” con il massimo dei voti e con lode al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, ha cominciato il suo percorso di ricercatore indipendente nel campo della salute nel 1992 con la scelta etica del vegetarianismo.

Tenendo sempre al centro di tutto il suo percorso questa per lui irreversibile scelta etica, ha esteso le sue ricerche allo yoga, alla filosofia orientale e all’induismo, integrandone valori e concetti. Nel 2010, dopo la lettura de’ “Il sistema di guarigione della dieta senza muco” di Arnold Ehret, fà sua la filosofia Ehretista sperimentandone e verificandone la validità e le verità contenute, nonchè condividendone tutti i suoi aspetti etici e salutistici. Quest’ultima esperienza è stata determinante nella felice applicazione di un regime dietetico totalmente crudista-fruttariano fino ad arrivare con successo ad un fruttarianismo integrale al 100%.

Caro Marco benvenuto su ehretismo.com, abbiamo sentito parlare di te attraverso articoli e dichiarazioni sulla discriminazione della frutta acida, che ha confuso non poco molti amici Ehretisti e fruttaliani… come riassumeresti in poche parole la questione per tranquillizzare i nostri amici:
Ciao Luca, inanzitutto un saluto a tutti gli amici di Ehretismo.com. La questione è stata sovente motivo di controversie e discussioni che hanno spesso avuto l’esito di creare confusione anziché chiarificare l’argomento. Secondo la mia esperienza e secondo gli esperimenti che ho compiuto su me stesso, misurando anche il Ph urinario dopo il consumo di frutta acida, sono arrivato alle seguenti conclusioni:

la frutta acida non acidifica, ma alcalinizza l’organismo. Questo avviene per 2 motivi principali:

1) gli acidi della frutta acida sono acidi leggeri e non sono paragonabili a quelli che si generano dai processi chimici della digestione di cibi carnei, innaturali, non-commestibili da crudi oppure altamente proteici, nonché da errate combinazioni alimentari.
2) la frutta acida, anche se ha un Ph acido di partenza, rilascia dei residui o ceneri alcalini nel duodeno, le quali alcalinizzano l’organismo. Questo è anche intuitivo in quando arance e limoni sono carichi di minerali (i quali sono alcalini).

se la frutta acida non acidifica, allora di conseguenza non demineralizza il corpo: significa che non intacca né i denti, né ossa, pelle, unghie, capelli o altri preziosi minerali, i quali sono la fonte di salute e giovinezza.
in ultima analisi: se invece avviene comunque una demineralizzazione evidente dopo l’assunzione di frutta acida, essa è da attribuire alla vigorosa disintossicazione che questo tipo di frutti mette in moto, in quanto solvente e scrostante, e non al frutto in sé stesso. Infatti la frutta acida può essere assunta tranquillamente e senza alcuna conseguenza solo da chi ha un intestino abbastanza depurato e ha già fatto un po’ di strada sulla via della disintossicazione dalle cattive abitudini alimentari impartiteci fin dall’infanzia dalla civilizzazione. Gli altri la possono assumere a piccole dosi, sino a quando il proprio fisico non gli permetterà di aumentarne la dose. Il discorso della disintossicazione è sacrosanto e vale per tutti, anche per chi compie lunghi digiuni, anche se avessero una durata di 30 o 40 giorni, come insegna lo stesso Arnold Ehret.
Quando infatti la misurazione del Ph urinario dopo 2 ore di digestione di frutta acida è comunque alcalino-basico o non-acidificato rispetto al valore di partenza, questo significa in modo evidente che essa alcalinizza il corpo o perlomeno non lo acidifica
Nonostante ciò, alcuni acerrimi nemici della frutta acida sostengono che l’urina basica dopo gli agrumi sia dovuta ad una precipitazione dei propri minerali nelle urine stesse, producendo quindi un’acidificazione-demineralizzazione. Questa tesi è ovviamente assurda e inverosimile, perchè: se lo stesso effetto produce la mela (che tra l’altro ha lo stesso Ph di partenza delle arance: 3.5), il pomodoro o la zucca, come si può affermare che quando tale risultato è la conseguenza degli agrumi allora è una demineralizzazione, mentre se lo fa la mela è invece mineralizzante??? La risposta invece è nell’organismo: ci sono persone che biologicamente o per costituzione sono strutturalmente più disintossicate di altre. Per queste persone, in diversa misura, la frutta acida è congeniale. Anche qui sfaterei il mito che in tutti gli individui la mela ristabilizza il Ph urinario a 7.4: non sempre è così, spesso infatti alcalinizza. Dipende molto anche dagli orari nella giornata, dalla struttura biologica della persona e dal livello di disintossicazione.

Come racconteresti il tuo percorso ehretista–fruttariano e cosa cambieresti o aggiungeresti nel tuo camino se dovessi iniziarlo di nuovo?

Guarda Luca, dicono che io sia dotato di un tipo di intelligenza pratica, per cui mi racconterò in estrema sintesi:
dalla nascita ai 18 anni sono stato allevato e cresciuto con una dieta onnivora.
Dai 18 anni ai 36: scelta e applicazione del vegetarianismo per ragioni etiche, in cui praticavo brevi digiuni terapeutici, avvicinandomi, studiando e praticando yoga, misticismo e induismo.
ultimi 3 anni di vegetarianismo, a causa di stress accumulati, la mia alimentazione, pur rimanendo nel vegetarianismo, era diventata molto “junk”, in quanto era notevolmente cresciuta la percentuale di cibo-spazzatura o non-cibo.
In questa tappa arriva il punto di stop o di saturazione: 14 novembre 2010, all’improvviso pratico un digiuno di media durata, effettuato bevendo solo acqua per 14 giorni, sentito come necessità fisiologica e come strumento di depurazione mentale e fisica.
segue una ripresa alimentare di 14 giorni di sola frutta dolce e acida.
durante la ripresa alimentare ho conosciuto “il sistema di guarigione della dieta senza muco” di Arnold Ehret, che mi ha letteralmente folgorato e che ha cambiato per sempre e in meglio il mio modo di affrontare l’aspetto alimentare, e di conseguenza anche quello mentale e spirituale, i quali sono strettamente correlati e conseguenza del primo.
da lì in poi è storia recente: ho iniziato con una dieta di transizione che comprendeva ancora cibi vegetali cotti, farinacei integrali tostati e un’altissima percentuale di frutta e verdure allo stato crudo. Dopo 1 o 2 mesi, non ricordo esattamente, ho gradualmente eliminato le verdure cotte e i farinacei, diventando un crudista integrale, quindi verdure, ortaggi, frutti dell’orto e frutta dolce e acida. A livello igienico ho iniziato la pratica costante dei lavaggi intestinali, concludendo che essi rappresentano uno strumento fondamentale per quanto riguarda l’accelerazione dei processi depurativi, non solo fisici, ma soprattutto mentali. Inizio a praticare regolarmente il Sungazing, ossia l’arte di rimirare il Sole.
dopo qualche mese, forse 8 ho gradualmente diminuito la percentuale di foglia verde e ortaggi, così come il consumo di olio di oliva, favorendo la frutta dolce e i frutti dell’orto (pomodori, zucca di Provenza, cetrioli, ecc.) e introducendo quella grassa fino ad arrivare ad una sorta di fruttarianismo integrale in cui mi cibavo al 95-98% di frutta (dolce, acida, grassa e dell’orto) e di un 2% di aglio e cipolla (i quali sono bulbi, radici). Già da questa fase mi consideravo fruttariano come alimentazione, in quanto i bulbi rappresentavano un vezzo di sapore, ma la quantità era irrisoria per avere effetti nutritivi. Di fatto il mio corpo si sostentava con la frutta.
in qualche mese sono riuscito a staccarmi dai bulbi ed è rimasta solo la frutta (dell’orto, dolce, acida, grassa).
In realtà non cambierei granchè. Se potessi tornare indietro nel tempo mi sarebbe piaciuto cominciare anni prima o addirittura dall’infanzia o dalla nascita. Sono convinto che avrei evitato di consumare inutilmente il mio corpo. Sono altresì convinto che con un lavoro costante il tutto si possa recuperare.


Cosa e come consiglieresti per intraprendere un cammino ehretista per evitare i classici errori dei frettolosi?

Arrow Gli errori classici sono a mio avviso:

Arrow pensare di poter fare a meno dei lavaggi intestinali.

Arrow tenere in minor considerazione la frutta dell’orto come pomodori e zucche, rispetto alla classica frutta acida e dolce.

Arrow tenere in minor considerazione la frutta grassa come l’avocado, rispetto alla classica frutta acida e dolce.

Arrow mangiare in modo compulsivo e/o per dovere anche se non si ha fame.

Arrow assumere troppi liquidi in generale; io sono convinto che consumare troppi vegetali provochi un raffreddamento eccessivo della temperatura corporea. Consiglio una quantità massima intorno ai 2-3 kg in totale al giorno. Può darsi che praticando molto sport si possa aumentare, ma questa rimane solo un ipotesi.

Arrow pensare di essere già depurati

Arrow (anche dopo lunghi digiuni), se si presentano i sintomi che confermano l’esatto contrario: calo di energia vitale, perdita di peso all’infinito, aspetto visibilmente emaciato.

Infine penso che la ragione principale per cui si intraprenda un cammino ehretista debba scaturire e svilupparsi mentalmente dal seme della scelta etica della non-uccisione degli animali. Ritengo che bisogni interiorizzare questa scelta etica vegetariana e che sia una delle scelte più importanti della propria vita. Senza aver alle spalle questa solida linea di pensiero si è inclini all’incostanza e all’insuccesso. Sconsiglio quindi di intraprendere questo cammino solo ed esclusivamente per ragioni egoistiche, tipo: voler ringiovanire, aumentare la propria longevità, non ammalarsi mai, ecc.. Queste cose dovrebbero essere solo le naturali conseguenze dello sviluppo della scelta etica della non-uccisione degli animali. Tutte le altre ragioni ambientalistiche ed etiche, sono altri tasselli di secondo piano o moduli integrabili, ma quella del non-coinvolgimento al massacro animale dovrebbe essere il centro di gravità permanente. Questa è la mia opinione.

Benissimo e cosa ci racconti a riguardo dell’aria che respiriamo, del magnetismo, dei campi innaturali dei cellulari o altro inquinamento elettromagnetico? Quale pensi sia il modo giusto e sano per vivere bene in clima più adatto a noi? Quali contromisure naturali prendere per vivere bene ?

Penso che l’ambiente più adatto all’uomo dovrebbe coincidere con un clima equatoriale, magari privo di onde elettromagnetiche artificiali e dove l’essere umano avesse la possibilità di nutrirsi dalle e con le radiazioni solari, tramite l’esposizione oppure attraverso frutta e vegetali, consumati frugalmente e all’occorrenza. Sogno una vita priva di ansietà. In ogni caso reputo che il cibo sia il lato principale da curare e che se non adeguato sia la fonte di ogni male fisico, mentale e spirituale.

Ehret sconsigliava i digiuni prolungati …tu cosa ne pensi ?

Ehret li sconsigliava a favore di digiuni brevi. Tuttavia egli aveva stabilito l’allora record mondiale di 49 giorni di digiuno, praticandone diversi di durata medio-lunga. In realtà noi non possiamo sapere se quei digiuni lunghi abbiano (e in che misura) contribuito a creare l’ehret-fruttariano-frugale. Io sono convinto che abbiano avuto comunque un ruolo importante, pertanto non li sconsiglio. Il problema grosso di chi pratica, anche spesso, digiuni lunghi qui in occidente è che poi si sente forte di poter sgarrare, pensando che tanto poi con un digiuno lungo tutto si possa risolvere. Questo è accaduto anche a Herbert Shelton, che avrà praticato oltre 1000 digiuni in vita sua e nonostante ciò ha passato gli ultimi anni della sua vita afflitto dal morbo di Parkinson. Infatti si dice che egli, nonostante predicasse bene, poi facesse largo uso di prodotti latto-caseari, i quali possono avere questi e altri effetti negativi. Tutto questo è per dire che se anche un digiuno lungo può dar luogo a guarigioni “miracolose”, la disintossicazione è sempre lenta. Cioè una volta buttati dei rifiuti nel corpo, bisogna sudare parecchio per espellerli e tutto diventa lento e graduale.

Qualche esperienza utile che vuoi raccontare con i tuoi digiuni ?


Durante la mia adolescenza e anche nell’età adulta ho sempre effettuato a livello istintivo dei brevi digiuni, di una durata compresa da 1 a 5-6 giorni: era un mezzo, ossia uno strumento, appreso dalla lettura di testi esoterici e mistici fatta precedentemente e di cui ero appassionato. Per cui all’insorgere del minimo sintomo di malattia seguivo la mia naturale inappetenza da indisposizione, fino a guarigione completata. Infatti posso dire di essermi ammalato meno dei miei coetanei delle comuni malattie, ossia di quelle che sono erroneamente considerate “normali”. Infatti con questo mezzo potente avevo capito che il corpo guariva più velocemente o addirittura non si dava alla malattia la possibilità di svilupparsi, ma la si obbligava a regredire drammaticamente.

Nel frattempo iniziavo anche a intuire i benefici psichici, oltre che fisici, dei piccoli digiuni, tanto che per qualche anno avevo adottato la regola di digiunare bevendo solo acqua per un giorno a settimana. Era una pratica che mi faceva sentire molto bene e ogni volta rinforzato.

Quando infatti lessi, molti anni dopo Ehret rimasi assolutamente folgorato, in quanto egli non aveva fatto altro che mettere per iscritto tutto quello che a livello germinale io avevo sempre intuito (e mai sviluppato).

A 18 anni sono diventato vegetariano con motivi etici, seguendo una dieta assolutamente istintiva e tendente al veganismo, non curandomi minimamente di valori nutrizionali, proteine e vitamina B12. A parte alcuni periodi in cui abusavo di latticini, la mia dieta tendeva molto al consumo di vegetali cotti e crudi. La scelta etica della non-uccisione degli animali mi ha dato la forza di non aver mai sgarrato mangiando cadaveri animali e la costanza di tirare dritto, non guardando in faccia a nessuno.
Tuttavia dopo 18 di vegetarianismo e a causa di molti stress lavorativo-personali, negli ultimi 3 anni la mia dieta si era inquinata di cibi-spazzatura come coca-cola, fritti, abuso di farinacei e latticini, ecc., pur non uscendo mai dall’idea vegetariana.
Così dopo 18 anni di vegetarianismo è arrivato un “punto di stop”, in cui mi sono reso conto di essere saturo e intossicato da cibo non idoneo. Quindi di punto in bianco mi sono deciso a iniziare un digiuno più lungo dei miei precedenti, che poi è durato 14 giorni, bevendo solo acqua. Avevo letto diverse fonti negli anni precedenti, per cui sapevo mentalmente che sarebbe stato possibile digiunare anche per 30 o 40 giorni.
Durante questo digiuno mi sono in parte disintossicato, dando almeno una piccola smossa alle tossine e ai veleni accumulati nel corpo nei decenni precedenti, dovuti al consumo di quello che poi ho scoperto essere cibi innaturali o non commestibili per l’essere umano.
È stato notevolmente interessante sperimentare gli stati mentali che un digiuno ad acqua di media durata come questo permetta di esperire. Purtroppo non ero ancora documentato sull’igienismo e quindi non avevo ancora appreso, né adottato la pratica dei lavaggi intestinali che avrebbe reso tutto molto più facile.
Durante i primi mesi di crudismo ho praticato ancora digiuni brevi, i lavaggi intestinali e anche diete “liquidariane” basate su succhi e centrifugati vegetali. Le esperienze liquidariane sono delle diete depurative, ma non possono essere tecnicamente considerate dei digiuni in quanto esiste un apporto calorico, mentre nei digiuni esso è pari a 0. Pertanto la disintossicazione è di gran lunga inferiore a quella provocata da un digiuno ad acqua.
Devo dire che con il fruttarianismo integrale pratico ancora i lavaggi intestinali, ma con meno frequenza in quanto ne sento meno la necessità. Stesso dicasi per i digiuni: ne sento meno il bisogno fisiologico, anche se ci saranno sicuramente altri episodi o esperimenti.

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