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 LE GRANDI VERITA' DI ENOCH

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MessaggioTitolo: LE GRANDI VERITA' DI ENOCH   Lun Nov 26, 2012 6:55 pm

“IL LIBRO DI ENOCH”



Premessa, questo Libro “importante per tutta l’umanità” è stato considerato inutile dalla “Chiesa Apostolica Romana” e tolto dai canonici testi contenuti nella Bibbia. (La Chiesa ha sempre nascosto ldi proposito molte Verità che molti non potevano capire, quindi ha preferito tenere per se questi importanti messaggi. Oggi è arrivato il momento di Rivelare la VERITA’, e di Svegliare l’Umanità all’Autentica Natura dell’UOMO. Grazie a DIO un fratello Ispirato (Mario Pincherle) è riuscito a trovare i testi antichi e li ha tradotti e interpretati con un linguaggio piu chiaro e meno criptico.

Mario Pincherle, grande archeologo, poeta e attento studioso dell'uomo, riesce a comunicare con estrema semplicità le più straordinarie scoperte, sfatando grandi falsi storici e rivelando i misteri dell'antichità. A lui si devono fondamentali scoperte all'interno del Tempio del Sole, la grande piramide d'Egitto.

«Scrivo non per i miei, ma per le estreme generazioni future, per voi esseri umani che verrete ... »

Così parlava Enoch, il settimo della discendenza di Adamo che, dopo una vita durata 365 anni, salì al Cielo ancora vivente.

Dalla notte dei tempi egli ha indicato all'umanità una strada luminosa da percorrere.

Enoch risale alle cause del male e grandi sono le sue sofferenze per la malvagità umana e le sue esortazioni a coltivare il bene e la saggezza.

Tutti i suoi scritti, che sono riportati affiancati dall'interpretazione di Pincherle, furono ritrovati e raccolti nel tempo precedente la nascita di Cristo. Non riconosciuti dalla Chiesa e ignorati nella raccolta del Vecchio Testamento, oggi sono pubblicati in tutto il mondo. Oltre a darci una chiara panoramica della straordinaria civiltà che in quei tempi fioriva sulla Terra, offrono chiare spiegazioni sull'inizio del peccato, sulla caduta degli angeli, sull'intervento degli arcangeli sul futuro dell'umanità, sull'apocalisse e sull'arrivo del Messia e del regno di Dio in Terra.



Introduzione ai testi di Enoch

Così parlò Enoch.
È facile per noi capire che la profezia di Enoch si riferisce a tutta la storia dell'umanità fino ai nostri giorni.

Fino al termine della settima settimana cosmica e fino all'inizio dell'ottava, al sorgere cioè di quell'età dell'Acquario quando dalla coscienza scientifica si passerà a uno stato di coscienza basato sulla ricerca della saggezza. Termina infatti ai giorni nostri la lunga era dei Pesci caratterizzata dal fanatismo, dal conformismo, dall'ignoranza, dalla paura e dall'egoismo.

Enoch è un profeta e riesce a far risuonare la sua voce anche ai giorni nostri.

Le origini del messianismo e del profetismo si ritrovano forse più qui, in Enoch, che non nella Bibbia.

Ho preso in considerazione i Libri di Enoch quando, nei miei studi archeologici, mi sono interessato della grande Piramide di Egitto e delle prime dinastie Tinite, dell'impero Sargonico-Accadiaco, Mesopotamico.

Mi ero convinto che, contrariamente a quanto si va insegnando da secoli sui banchi delle scuole, la storia inizia con una vera e propria esplosione di civiltà. Non è una lenta uscita dalla foresta della barbarie; e, particolarmente nel campo del pensiero religioso, non si tende a poco a poco a raggiungere il monoteismo partendo da politeismi originari.
Avviene tutto il contrario.

La storia inizia con una rivelazione divina, come se l'uomo fosse scosso dal suo sonno dell'età della pietra. Ha dormito per un milione di anni e improvvisamente nasce in lui un pensiero creativo che a poco a poco va prendendo forma, assumendo linee ben precise. Addirittura è come se il pensiero dell'uomo si plasmasse su antichissimi archetipi, quasi come se tra il macrocosmo universale e il microcosmo umano esistesse un mesocosmo formato di simboli, di antichissimi segni, di parole vere ed estremamente evocative. Soltanto udendo quelle parole e seguendo quei precisi segni l'uomo può giungere, alla fine dei tempi, a realizzare pienamente se stesso.

Ebbene, proprio questi Archetipi io andavo cercando, questi testimoni di una Rivelazione primigenia. Mi sono rivolto alla Bibbia, ma troppo breve in essa è la descrizione del sorgere della prima civiltà, di quel Regno dell'Eden che, nella Bibbia, appare soltanto come un piccolo giardino, in cui avvengono fatti che conservano solo l'eco favolosa di una antica realtà.

Ho così cominciato a leggere gli ''Apocrifi'' e la vastità del materiale, diciamo così, antidiluviano, trovato nei Libri di Enoch mi ha meravigliato.

Si parla in questi libri di ciò che avviene sulla terra e in cielo. Si cerca di risalire in essi alle cause del male. Non si parla di frutti proibiti, non si favoleggia di serpenti tentatori, ma sembra quasi che in quelle antiche scritture siano condensate le lotte e le terribili battaglie che avvengono nel campo dei pensieri umani. Una simile eco non si sente
forse nelle parole del Mahabarata e soprattutto nella Bhagavad-Gita, là dove si parla di guerra fra parenti e là dove Krishna incita il principe Anyuna a rimanere impassibile nel combattere la sua grande battaglia?

Da sempre l'uomo ha cercato nelle rivelazioni divine la risposta alle sue grandi domande: "Chi sono? Perché sono al mondo? Qual è il mio destino? Esiste davvero la morte? Al di là della morte ritroverò me stesso?"

Certamente una risposta a queste domande la si può trovare non tanto nell'antico Testamento quanto nel Vangelo che riporta a una realtà interiore quei freddi avvenimenti narrati dalla Bibbia che sembravano accadere al di fuori dell'uomo. È il Vangelo che finalmente supera l'antico Fato. Ma già questo superamento esisteva nei libri profetici.

Infatti cosa vuol dire "profezia"? Significa saper veder tutto ciò che succede sulla terra sotto la luce di un eterno presente. Per il Profeta, Adamo, Nabucodonosor, Nerone, Carlo Magno, Napoleone e Hitler sono contemporanei. Per colui che è illuminato dallo spirito profetico tutto avviene nello stesso luogo e nello stesso tempo perché non tanto i fatti sono adombrati nei libri profetici, quanto i misteriosi fili che collegano saldamente questi fatti.

Parlando di stazioni e di porti ci spostiamo nei luoghi più lontani della terra, ma parlando di rotaie di treni e d'acqua del mare ecco che di colpo i luoghi più lontani vengono collegati in un'unica rete e questa rete nei Libri di Enoch è così penetrante da varcare non solo i confini di spazio, ma anche quelli di tempo.

Dicendo queste cose, si chiarisce qual è il criterio che io ho seguito per interpretare le varie parti dei Libri di Enoch: mi sono riportato al presente. Là dove si parla di Azazel, l'inventore delle corazze e delle spade, io ho visto anche i fabbricanti delle più terribili armi moderne e così, accanto alle schegge dell'età della pietra e alle spade dell'età del bronzo, ecco apparire i missili intercontinentali e le bombe atomiche.

Fatti straordinari leggiamo nei Libri di Enoch. Vediamo turbini di Cherubini che quasi ci appaiono come dischi di fuoco e che spingerebbero un clipeologo a vedere in essi degli UFO o altri oggetti volanti. Ma questi simboli, non dobbiamo dimenticarlo, fanno parte di quel mesocosmo che lega l'uomo alle dimensioni sconosciute dell'aldilà. Ecco
perché, nel corso dei millenni, i famosi piatti volanti appaiono molto spesso a significare ... che cosa?

Ecco il punto. Quando un avvenimento che noi diciamo strano, insolito, si realizza, noi ci chiediamo: che cosa significa? Che segno è? Porta bene o porta male? Dicendo così, ci poniamo in una posizione quasi profetica. Vediamo in Enoch che ogni fatto dà luogo ad altri fatti e vediamo anche che prima che tutte le cose avvengano è come se fosse-
ro già avvenute in una dimensione diversa, nel mondo dei pensieri. Le lotte sanguinose che qui sulla terra si svolgono da millenni sono come echi di terribili pensieri. Ed ecco che il piccolo uomo, ad un certo momento, sente nascere in sé qualcosa di nuovo, una capacità divina che lo rende addirittura superiore agli Altissimi Pensieri che si fanno batta-
glia nell'Empireo. Ecco che vediamo in Enoch l'uomo divenire addirittura avvocato degli Angeli e intercedere per loro presso Dio. E Dio parla ad Enoch da amico ad amico, quasi fraternamente. Come può avvenire tutto questo? Proprio per quella facoltà che abbiamo chiamata divina che l'uomo ha scoperto finalmente in sé. E questa divina facoltà
come potrebbe essere definita? .. Seguendo Socrate potremmo denominarla "inizio della conoscenza di se stessi". Enoch sembra darcene un'altra definizione ed è quella profetica: far risuonare in noi la voce nuova del profetismo, puntare lo sguardo verso quel mondo in cui tutto esiste contemporaneamente: passato, presente e futuro. Ed ecco, non appare più tanto assurdo che, fin dai giorni antidiluviani dell'antico patriarca Enoch, si possano scorgere gli aerei supersonici dei giorni nostri; le astronavi che portano gli uomini sulla luna, le capsule che si dirigono verso i pianeti e si perdono negli spazi siderali al di là del sistema solare. Affondando lo sguardo in questo mondo meraviglioso possiamo confondere il turbinio dei motori a reazione colle spade fiammeggianti degli Arcangeli e dei Cherubini.

Questo mondo fermo che gli antichi Egizi chiamavano "Amenti", cioè il "mondo in cui tutto è possibile in un Amen", è forse una dimensione da cui l'uomo si è allontanato. Leggiamo in Enoch che per gli antichi abitatori dell'Eden i cieli erano aperti e queste parole riecheggiano quella possibilità di comunicazione col mondo alto dei pensieri fermi che gli antichi forse più di noi avevano.

Sul fango dell' ominide Dio aveva alitato la sua Saggezza ed è significativo che nel corso dei millenni questa divina parola sia scaduta a tal punto da confondersi con la sapienza. Infinita è la differenza fra questi due termini: la sapienza ha portato il mondo moderno sull'orlo del baratro. Sapienti sono quei segreti della materia rivelati troppo presto agli uomini da quei figli del cielo che hanno deviato dal retto cammino, dagli Angeli precipitati... In ugual modo sapienti sono i ritrovati delle moderne tecnologie. I libri delle biblioteche scientifiche, i nastri dei computer rigurgitano di infinita sapienza, ma in essi non vi è un briciolo della Saggezza divina.

E allora che cosa è questa "Saggezza"? Leggiamo nei testi sacri che, prima che il mondo fosse, già la Saggezza è. Parole stranamente ravvicinabili a quella frase di Gesù che dice: «In verità, in verità vi dico, prima che Adamo fosse, io sono».

Studiamole un po' queste due frasi: ci meravigliano per quel brusco cambiamento di tempo, quel presente. Gesù, guardandosi nel passato, si vede al presente. Noi diremmo: esce dai limiti del tempo. Così è per la Saggezza. La Saggezza ha questa divina possibilità: di essere vera sempre, di essere uguale a quei simboli che sono scritti in quello che abbiamo chiamato il "mesocosmo".

Così appare chiaro che quella meravigliosa facoltà che noi abbiamo denominato "divina", e che l'uomo sente risuonare in se stesso, è la Saggezza.

Errore veramente imperdonabile è stato averla confusa per tanto tempo con la sapienza.

Un intero libro della Bibbia è dedicato alla "Saggezza" e purtroppo, per quell"'error diabolicus", la traduzione parla solamente di "sapienza". Per superare questo errore, dobbiamo chiarire le differenze fra i due termini. Sapienza è l'insieme delle conoscenze che l'uomo può raggiungere o, per dirla con Enoch, sapienza è la voce degli Angeli vigilanti che suggeriscono all'orecchio umano i segreti della materia (mastica quelle radici, fuma quelle foglie, mescola quelle polveri, fondi quel metallo, arrota quella lama, dai la scalata al cielo con le tue astronavi ecc. ecc ... ).

È molto tutto questo? La risposta è: è nulla. Perché questa è la terribile legge della sapienza: più si studia, più si scandaglia e più ci si trova al punto di partenza. La verità è semplice, umana, poetica, lieve come un sorriso di bimbo. La verità può essere colta con un brivido che attraversa la schiena o con l'aprirsi di un occhio stupito alla contempla-
zione di un fiore. La Saggezza è verità. La Saggezza è semplicità. La Saggezza è l'unico mezzo per riunire, ordinare, semplificare, unificare tutto quell'immenso materiale che la scienza ha accumulato nel corso dei millenni. Se oggi questo materiale farraginoso che più non riusciamo non solo a capire, ma nemmeno a consultare (siamo arrivati a un punto tale che non bastano più gli specialisti, ma occorrono i sottospecialisti in campi sempre più ristretti dello scibile) dovrà finalmente venire raccolto e utilizzato perché come un buon seme dia buoni frutti, dovremo chiedere questo miracolo alla Saggezza.

Allora si vedrà che l'uomo, che ha scoperto i mezzi tecnologici per vincere le distanze, l'uomo che ha saputo con la sua chimica moderna creare le droghe dagli effetti più terribili saprà usare questi mezzi solo in casi di estrema necessità. In altre parole, attraverso la Saggezza e le sue scelte l'uomo potrà finalmente utilizzare a fin di bene le infinite armi che la scienza gli ha dato con troppa leggerezza così come si passa sprovvedutamente nelle mani di un fanciullo una bomba senza la "sicura" o un mitra carico ...

Libro Apocalittico è stato chiamato Enoch perché ci dà una visione veramente apocalittica del mondo che, trascinato nella grande avventura diabolica, è giunto ormai molto vicino al passo estremo, a quella conclusione che può essere terrificante, ma anche a lieto fine a seconda che prevalga nell'uomo la sapienza oppure la Saggezza, quella che era
all'inizio dei tempi. Cancro, radiazioni, inquinamento, da una parte: la voce primigenia della Saggezza, dall'altra.

La visione di Enoch è ottimistica e pessimistica nello stesso tempo.

Noi vediamo che le sue lunghe pagine si concludono col trionfo dei giusti. E i reprobi gridano la loro rabbia nel vedere i giusti risplendenti, mentre loro vanno nel "grigio senza giorni e senza stagioni".

Vi è vita, vi è tempo, vi è mutamento solo per i giusti. Gli altri verranno come annullati. Arrivati a questo punto potremmo porci finalmente la domanda: chi è Enoch? Un visionario? Un profeta? un Messia? Molto più semplicemente, Enoch è "l'uomo"!

Gli anni della sua vita sono 365 come i giorni dell'anno. I libri che ci lascia scritti sono 365 come gli anni che ha vissuto. Enoch è dunque un uomo come noi che vive sulla terra sotto i giri apparenti del sole. È l'uomo che a un tratto sente nascere una facoltà inaspettata. Guarda le cose e non le vede più come prima. È successo in lui uno strano fenomeno. Contempla una pianta e la vede seme, debole stelo, robusto virgulto, forte tronco ricoperto da una chioma frondosa, ma la vede anche, in quell'unico sguardo, decaduta, spogliata, seccata e abbattuta fino a divenire marcita, tutt'uno con la terra.

E così l'uomo gli appare contemporaneamente fragile bambino, adolescente impetuoso, adulto forte e vecchio curvo e stanco.

Ecco che altri legami appaiono agli occhi "nuovi" di Enoch. Quell'albero che sembra sparire inghiottito dalla terra, quell'uomo che sembra dissolversi nel nulla sono avvinti così fortemente alla essenza della vita che da essa non scompaiono per sempre, come sembrerebbe. Dalla pianta sono nate altre piante, dall'uomo altri uomini che restano a
colmare il vuoto.

Così Enoch raccoglie passato e futuro e li unifica nel presente.

Cosa vede Enoch nel futuro? Partendo dalla cattiveria dell'uomo, Enoch, che è riuscito a cogliere i legami dei fatti e le conseguenze delle azioni, prevede un grande castigo. E diviene così l'annunciatore del diluvio, anzi, dei diluvi. Per noi, dunque, è lui il primo uomo ad avere intravisto il fungo malefico della bomba atomica.

Ma Enoch prevede anche che queste terribili punizioni, questi cataclismi, saranno inutili. Non risolvono il problema del male.

Proprio la sua "inutilità" rende il diluvio significativo. Hitler, lo "sterilizzatore", il "crematore" e gli altri innumerevoli distruttori e punitori dell'umanità non l'hanno capito.

Proprio il continuo ripetersi della punizione, la sua non definitività, rende sempre più evidente il legame (causa-effetto) tra la cattiveria dell'uomo e le sue conseguenze.

A poco a poco, l'uomo che nei tempi iniziali del giardino terrestre coglieva un barlume di Saggezza col suo istinto, ora, divenuto essere pensante estremamente individualizzato, la raggiungerà coscientemente, con la ragione.

Così finalmente l'uomo potrà divenire il collaboratore consapevole di Dio nell'opera perenne della Creazione.

Era questa la strada luminosa che, nella notte dei tempi, Enoch ci aveva indicata.

E lo aveva detto: «Scrivo non per i miei, ma per le lontanissime generazioni "future", per voi uomini che verrete ... ».


CREAZIONE del MONDO (GENESI)

Enoch avvicinò la sua bocca all'orecchio del figlio: «Tutte le cose che sono state create hanno un termine. La storia dell'uomo, figlio mio, è il racconto di queste morti, di queste sparizioni. Può sembrare estremamente tragico. Può sembrare che, a un certo momento, nel lontano futuro, persino il pianeta dove noi viviamo, scompaia. Ma tu hai capito che il finale, invece, è gioioso, che gli errori dell'uomo scompariranno e che tutto ciò che rendeva triste, tragica, la grande commedia, sparirà nel nulla. Svanirà come nebbia al sole il peccato e gli esseri maligni e le loro voci resteranno solo il ricordo di una triste fiaba inventata dall'uomo. Perciò, figlio mio, non essere triste: e ora, va' a chiamare tutta la nostra famiglia, perché devo parlare anche a loro». Enoch, sfinito, ma con lo sguardo sorridente, dall'alto del grande letto che per lui era come un trono, disse quindi a tutti i suoi (e affondando lo sguardo al di là di essi, era come se parlasse anche ai lontani discendenti): «Figli miei, datemi tutti la mano perché io sarò la vostra guida attraverso il tempo. È un lungo viaggio quello che dovrete affrontare, irto di ostacoli; sappiate che questi ostacoli sono fatti di tempo e di spazio: sono muri che vi isolano, prigioni che vi rendono soli e soffocano la vostra voce, ricordi che si sbiadiscono, luoghi e persone amate che scompaiono. Ebbene, sappiate che queste barriere non esistono: ce le siamo costruite noi, allontanandoci dalla verità, con i nostri peccati e con il nostro errore. Purtroppo io vi dico che questi errori che già si sono radicati aumenteranno sempre di più. L'uomo si sentirà sempre più solo e la sua voce sarà sempre più soffocata, tanto che verrà il giorno in cui non potrà più nemmeno comunicare con gli altri uomini e allora, per non impazzire, si ciberà di rumori. Per non udire la voce del silenzio metterà al massimo il suono dei suoi apparecchi, delle sue trombe, delle sue orchestre. Ma quanto più forte sarà quel chiasso, tanto più crescerà la sua infelicità e ogni volta che i rumori, le bestemmie, la violenza in tutte le sue forme aumenteranno, ogni volta che l'errore dell'uomo si farà vistoso e addirittura ridicolo e pazzesco, un grande castigo verrà in mille forme sulla terra. La spada di Dio che scende dal cielo potrà essere una cometa, un cataclisma o un terribile ordigno che l'uomo stesso si creerà per farselo scoppiare davanti.

Ma sappiate che, dopo ogni tempesta, verrà la pace. Sappiate che l'errore è creato dall'uomo solo per essere distrutto e gli idoli sono creati solo per essere infranti. La fantasia dell'uomo crea esseri maligni che sono vivi davvero, ma hanno breve vita. Gli spauracchi esistono per gli stolti, ma non per i saggi. Gli orchi e le streghe spaventano le anime immature.

Quando la Saggezza era nel mondo, l'uomo non conosceva la paura. Ed ora, figlioli miei, vi chiederete perché vi ho fatto venire tutti qui, intorno a me; sapete che questo letto è rimasto vuoto per molto tempo, quindi avete capito che io ho fatto un gran viaggio. Sì, ho percorso le strade dell'infinito per andare a leggere le tavolette celesti. Vi ho visto scritta la Saggezza antica, vi ho visto specchiato anche il futuro. Vi ho letto la vera storia dell'uomo. Perciò ascoltatemi, cari figli, perché voglio parlarvi del passato e del futuro.

In realtà, le distanze nel tempo non esistono e quindi è come se dilatassi per voi un piccolo punto fino a farlo diventare qualcosa di immenso, qualcosa che potremmo chiamare l'intera storia dell'uomo. Così come il giorno si divide in ore e l'anno in mesi e i mesi in settimane, noi questa infinita storia potremmo dividerla in settimane cosmiche.

Ascoltate: dopo un milione di lunghissimi anni, l'età della pietra, in cui nulla sembrava succedere sulla terra che non fosse fuoco di vulcani, infrangersi di rocce, straripare di mari, diffondersi di ghiaccio, dopo quell'interminabile periodo in cui l'uomo non aveva ancora raggiunto il livello umano ecco che, improvvisamente, scese dall'alto la Saggezza.

Era Dio, che nella sua comprensione divina veniva a verificare ciò che aveva creato sulla terra. Era Dio che veniva ad aiutare l'uomo bambino a scavalcare il primo grande ostacolo.

Siamo nella prima settimana cosmica. Voi già sapete questa storia: un popolo di uomini felici che abitavano con Dio, buoni e pieni di fede, riconoscenti per i doni che il Signore elargiva loro. Di colpo, l'uomo dai covi bestiali in cui viveva si trasferì nei meravigliosi palazzi che con le sue mani si era costruito, ispirato dalla Saggezza.

La terra fu un immenso giardino, da oriente a occidente, da settentrione a mezzogiorno e dovunque sventolava, garrula, la bandiera dell'Eden, il simbolo della felicità sulla terra.

Settimana miracolosa, cantata dai poeti che la chiamarono età dell'oro.

Prima settimana del mondo, che fu divisa in sette giorni. lo nacqui proprio all'ultimo di questi giorni, quando Dio già da tanto non si incontrava più sulla terra, ma ancora perdurava l'eco della sua Saggezza.

Da questo momento in poi, dovrò cambiare il tempo dei verbi, dovrò parlarvi al futuro.

Ecco, verrà la seconda settimana e con essa, fin dal primo giorno, sorgerà un grande errore. L'uomo trasformerà tutti quei doni che ha avuto da Dio e naturalmente li peggiorerà. Cosa grave, si convincerà che sono opera delle sue mani e della sua mente: Dio lasciò una torre sulla terra, che facesse da ponte quando Lui non sarebbe più stato visto nel mondo, ma l'uomo peggiorerà anche questo dono e, nella sua superbia, ne costruirà una più alta. Allontanandosi da Dio, l'uomo si allontanerà dalla Saggezza.

I divini annunciatori di verità, dall'alto dei cieli parleranno alle orecchie degli uomini e seguiteranno a elargire doni, ma l'uomo superbo vorrà fare tutto da solo. Chiamerà quelle voci: "mia scienza", "mie scoperte", "mie invenzioni". Allora, quelle invenzioni gli si rivolteranno contro come tanti pugnali acuminati. l'antica pace sarà finita e la terra, per la prima volta, sarà inquinata. Le sue acque saranno piene di fetore e di sangue. l'urlo del mondo salirà al cielo e si preparerà il primo diluvio.

Qui, da questa stanzetta, dove siamo tutti raccolti, uscirà quel seme che sarà destinato ad attecchire nel futuro, quando le acque del diluvio si saranno ritirate, ma quelle acque non serviranno a lavare l'anima dell'uomo, perché il peccato e l'ingiustizia cresceranno, anziché sparire e così terminerà la seconda settimana, quando i peccatori cominceranno a comprendere che i peccati portano i diluvi e con un primo tentativo cercheranno di regolarsi e cercheranno di ricordare i precetti dell'antica Saggezza che gli uomini buoni del primo giorno della prima settimana leggevano negli occhi di Dio.

Riscopriamo dunque il codice dei Comandamenti, dei primi, dei fondamentali.

Verrà la terza settimana. La legge farà i suoi effetti e dai primi giorni si otterrà qualche risultato. Ma ogni legge imposta dall'esterno è una forzatura, uno spauracchio per bambini, e così gli uomini sembreranno più buoni, ma in realtà, ogni volta che si allontana. lo spauracchio, ecco sarà un nuovo vitello d'oro a tentarli, un nuovo idolo, un nuovo stridore a distrarli dalla voce del silenzio che chiama dentro di loro e che non ottiene risposta.

Ma quella voce chiamerà nel chiuso dell'anima di un nostro lontano figlio che si desterà un mattino e, affacciandosi alla finestra della sua dimora, vedrà i resti delle fondamenta dell'antica torre, quella vera, la torre di Dio che è scomparsa.

Allora egli inizierà il suo lungo viaggio, alla ricerca dei pilastri del cielo e della Saggezza. Così egli capisce che Dio non ha sete di sacrifici umani, ma di rettitudine e di Saggezza. E per scoprire la torre nascosta, sacrifica la sua sposa. Ma ormai il ponte fra l'uomo e Dio è ritrovato: il patto è ristabilito. Il paradiso, perduto in un lontano giorno, potrà risuonare ancora delle risa e dei canti della futura gente felice. La piantagione eterna degli uomini giusti si è rinverdita.

Giungerà la quarta settimana. Il ponte tra il passato e il presente darà i suoi frutti. Le leggi dei comandamenti verranno falsificate e riscritte su una pietra dalla forma simile a quella delle tavolette celesti che io ho potuto osservare. Questi comandamenti, da cinque diverranno dieci e saranno, per l'uomo, come il recinto per gli animali, che viene imposto dall'esterno e la cui falsa giustizia non nasce dalla Saggezza ma dalla paura.

Occorre che qualcosa che è fuori, entri nell'uomo. Occorre che la barriera di pali e di travi di legno, divenga spirituale. Occorre che la voce della Saggezza nel cuore dell'uomo divenga Amore.

Sorge così la quinta settimana, la quinta era, e il bambino Emanuele viene scoperto di nuovo sulla terra. Il grande ponte si è di nuovo richiuso, fra Dio e l'uomo; il seme dei giusti, uscito da questa piccola stanza, darà questo frutto infinito.

Ma l'Amore senza la Saggezza è infinitamente solo, infinitamente triste. Cerca l'uomo e non lo trova. Cerca una risposta e non la sente. È un bimbo nudo e tremante fra pazzi scatenati e sanguinari. Col sacrificio dell'Emanuele, tuttavia, un tempio di gloria e di dominio sarà costruito per sempre. L'uomo ha incontrato nuovamente Dio e ancora non lo ha riconosciuto.

Nella sesta settimana vagherà cieco e disperato in un mondo di sangue. Non ha ricordato la Saggezza, non ha riconosciuto l'Amore. All'inizio di questa settimana, l'Emanuele sarà già asceso al cielo, ma sarà anche sceso nel cuore degli uomini giusti.

Accanto al tempio dell'Amore, anche il tempio del Dominio verrà dato alle fiamme e il nostro seme, la nostra piantagione verrà dispersa. Questo seme, voi lo vedete, è quanto rimane dell'antico Eden. È il residuato del patto, è il vero grano che Dio portò sulla terra. Non è razza, ma comportamento. E qui vedete, in questa stanza, figli miei, quanta diversità esiste fra voi e quanto diverso è il colore della vostra pelle. Dunque, i giusti si disperderanno nel mondo. I residui dell'Eden si diluiranno perché quello che era fuori a poco a poco possa germogliare dentro.

Ed ecco sorgerà la settima settimana e i malvagi avranno il loro trionfo nel male. Tutto sarà sbagliato. Ogni scelta porterà al contrario della verità, ma alla fine di questa settimana, di colpo, come una luce improvvisa che si accende nella notte quando è più buia, esploderà il rifiuto, la stanchezza dell'errore e sarà fatta la nuova scelta, quella giusta, quella eterna; e l'uomo, che per millenni in una confusione senza fine ha sostituito alla Saggezza la scienza, riscoprirà la verità eterna e riceverà le settuplici istruzioni che riguardano tutta la creazione. La antichissima torre si aprirà. Ormai, la grande battaglia contro le ombre che l'uomo si è creato, dal giorno in cui si è allontanato da Dio, è vinta. Le ombre diaboliche sono sparite. Le tenebre sono pulite come la luce. Il grande respiro di Dio ha ritrovato l'armonia.

Sorge così l'ottava settimana che vedrà il ritorno della Saggezza sulla terra. Poi verranno la nona e la decima settimana. Quest'ultima si chiuderà col grande giudizio e sarà allora che la nostra grande era delle ere, il nostro grande cielo dei cieli si aprirà e lascerà il posto al nuovo cielo, in cui tutti gli astri acquisteranno una luce sette volte più intensa. E qui, figli miei, la mia mente, che è umana, si perde e intravede solo il barlume e il formicolare luminoso di infinite settimane cosmiche di bontà, di verità e di Saggezza, in cui del peccato e del diavolo non resterà più nemmeno il ricordo».

Nella stanza di Enoch, tutti rimasero in silenzio per lunghi minuti.

Avevano gli occhi fissi verso il futuro e rapiti come quelli degli artisti e dei Santi. Si scossero alla voce del loro avo che disse con forza: «Ecco, io vi ho mostrato i sentieri della violenza e della morte perché voi, figli, vi teniate lontano da essi. Non avvicinatevi a essi, altrimenti sarete distrutti. E rammentate bene le parole che oggi vi ho detto e fatele sempre riecheggiare di padre in figlio in nipote e soprattutto cercate di capire il gioco dei malvagi: essi spingeranno gli uomini a confondere la Saggezza con la scienza e questa è quella confusione che io chiamo diabolica. Sia chiaro, invece, nelle vostre menti il concetto di Saggezza.

E un'altra cosa vi devo dire, anche se suona sgradevole all'orecchio: state lontani dalla ricchezza. Non aggiungete casa a casa, terreno a terreno, perché è la ricchezza il comodo scivolo che spinge al peccato.

Figli miei, la lunga storia dei peccati dell'uomo è veramente terribile. Sapeste quanto ho pianto dopo il mio viaggio attraverso il tempo. I miei occhi erano acqua, la mia mente era in subbuglio. Non riuscivo a rendermi conto in che modo l'uomo, abitatore felice della terra e vicino di casa di Dio, fosse potuto cadere tanto in basso, fino a perseguitare e uccidere il suo simile con tanta malvagità, fino a farsi testimonio del falso. Perfino gli uomini di giustizia hanno testimoniato il falsò ed hanno perseguitato i giusti.

Quanti di voi, figli miei, dovranno soffrire ingiustamente a causa dei potenti e di coloro le cui ricchezze fanno apparire simili ai giusti, di coloro che mangiano nei piatti d'oro e bevono nelle coppe d'argento.

Figli miei, è triste sapere che il periodo della vostra felicità è tanto lontano. È triste vedere che la casa dei potenti e dei ricchi e di coloro che hanno accumulato tesori con le loro ruberie rimane prospera per così lungo tempo e i loro granai rimangono colmi fino all'orlo, ma convincetevi che questo tempo non resterà, sfumerà e verrà l'ora della maledizione.

Poveri figli miei, sulla terra ne dovrete vedere di tutti i colori: uomini travestiti da donne, donne che fanno di tutto per essere simili ai maschi. Il mondo sarà ridotto a un manicomio di scalmanati con le vesti più colorate di quelle di una donna vanitosa. La gente si annegherà nella ricchezza e si inebrierà del potere. Una quantità incredibile di imperatori, di sotto imperatori, di re, di vice re, di principi, di duchi, di marchesi, di conti, di governatori, di direttori, di vice-direttori e di capi di ogni specie scimmiotteranno su troni le mosse dell'Antico dei Giorni. In tutte le maniere l'uomo tenterà di farsi Dio. Sì, l'uomo ha creato il diavolo e il diavolo gli ha insegnato a scimmiottare Dio e questo è peggio delle più orribili bestemmie. Tutto questo può. accadere in un mondo in cui manchi la Saggezza.

Ed ora, attenti, figlioli, sto per dirvi una grande verità: gli oceani sono creati da Dio, i grandi mostri marini sono creati da Dio, anche un piccolo vermetto che striscia sulla terra è creato da Dio. Le montagne sono create da Dio, non dall'uomo per soddisfare un suo bisogno. Non si è mai visto un monte o una collina fare da servitore o da cameriere. Ma il peccato, figlioli, il peccato non è stato creato da Dio, l'uomo stesso se lo è fatto con le sue mani. Il peccato è servo e creatura dell'uomo. Se capite questo, miei cari, avete capito tutto. Non dite: mangiamo, beviamo, cantiamo, stiamo allegri, tanto il mondo è uno scherzo, perché non vi è tragedia più terribile che l'eclissi della Saggezza. Al mondo vedrete malattie, sterilità, infezioni, mali di tutti i generi ma sappiate che questi mali l'uomo se li è costruiti con le sue mani. In realtà il male non esiste al di fuori dell'uomo e anche la sterilità non è piovuta alla donna dall'alto, ma lei stessa se l'è procurata con le sue stesse mani a causa delle sue azioni ed è per questo che muore senza figli. Lo so bene che le mie parole sono scomode. So che questo mio libro sarà giudicato l'opera di una mente folle. Ho rivelato ai peccatori la loro malvagità.

Essi non potranno più dire: non so niente, non ne sapevo niente, la vita è uno scherzo. Il mio libro dice che tutti gli errori dell'uomo sono scritti in cielo, ecco perché molti lo vorranno buttare nel fuoco.

Guai a voi uomini duri di cuore, sfruttatori e vampiri che bevete sangue: verrà il giorno in cui non troverete da mettere sotto i denti nemmeno la sabbia del deserto.

Guai alle donne pettegole e maldicenti. Guai a chi si rallegra delle disgrazie del vicino. Guai a chi scrive false notizie perché la verità è registrata per sempre e non con labile inchiostro su carta. Guai a voi che vi divertite a prendere in giro la gente, guai a voi che vi divertite a raccontare sconcezze o a perdere tempo a dire parole inutili. Guai a voi
donne che vi compiacete dei vostri gioielli, guai a voi preti che lustrate gli idoli nelle vostre chiese, guai a chi si farà un dio di metallo, di legno e di argilla, guai a chi adorerà le forze della natura, gli spiriti impuri o altri idoli di materia o di pensiero. Chiamateli pure, nel momento del bisogno, i vostri idoli, sfregate pure i vostri amuleti: non vi saranno di nessun aiuto. Anzi, serviranno solo a rendervi un poco più folli e a chiudere un po' di più i vostri occhi. Adorateli pure i vostri oggetti materiali, i vostri amuleti, adoratele pure le vostre idee pazze: verrà il momento in cui essi vi renderanno disperati e terrorizzati.

Solo chi è saggio è benedetto. Solo chi è saggio comprende la verità. Solo chi è saggio potrà salvarsi. Perché i bei palazzi sono abitati dai fannulloni? Perché chi pone i mattoni uno sull'altro non ha casa ove dormire? Guai a voi che costruite case col sudore degli altri. lo vi dico: non avrete pace. E io dico ai figli: accontentatevi di ricevere dai vostri padri l'eredità eterna della Saggezza, ma non quella dell'oro e degli idoli. lo ho visto nei giorni della terra infinite battaglie. Il sangue arrivava fino al ventre dei cavalli e immense piantagioni di ulivi venivano sradicate per bruciare le mura delle città. Così nascono, figlioli miei, i deserti sulla terra. Osservate la natura: tutto è regolato nel più perfetto dei modi, ma quando vedrete che questa regola è infranta, quando vedrete troppa pioggia o siccità o grandine o cavallette o pestilenza, sappiate che allora qualche equilibrio è stato infranto dall'uomo. Qualcuno per il suo egoismo ha buttato lo sporco del suo giardino in quello del vicino, il fumo della sua officina nelle finestre delle case dei poveri, la feccia delle sue cantine e delle sue fabbriche nell'acqua delle fontane. Fate come i marinai della nave, tutti i loro averi sono riuniti su quello scafo, se uno fa un buco nella chiglia vanno a fondo tutti. Ma sono parole vuote. I marinai temono il mare, ma i peccatori non temono Dio, anzi non vogliono nemmeno pensare che esiste. E dicono: "Le nostre ricchezze ci salvano dalla fame. Ci curano dalle malattie. Non mettete al mondo, forse, voi buoni, un figlio cieco o non avete una madre paralitica? A cosa serve essere buoni? Tanto finiamo tutti sotto terra!". Ma io vi dico, uomini malvagi, siate pur felici di aver riempito i vostri stomaci, di aver rapinato e spogliato il vostro prossimo e vissuta la dolce vita. Rimanete pure della vostra convinzione che anche l'uomo più giusto e più buono del mondo ha la stessa punizione, la stessa vecchiaia, la stessa morte di tutti. Sì, la morte viene per tutti, ma sappiate che se io sono qui a parlarvi del più lontano futuro è perché sarò vivo in quel lontano futuro e sarete vivi anche voi, figli miei, e saranno vivi gli uomini giusti.

Come so queste cose? Ho letto nelle tavolette celesti un gran segreto e so che per gli uomini buoni è riservata una lieta sorpresa: volete sapere quale? I buoni non dovranno temere il giudizio. Per i buoni, come per gli angeli del cielo, non c'è bisogno di nascondere la faccia nel giorno del giudizio universale, non c'è giudizio per loro, ma solo premio. Perciò non temete, figlioli, e non ascoltate le prese in giro dei peccatori perché ogni azione dell'uomo lascia una traccia così netta e indelebile che in qualsiasi tempo si potrà rivedere ciò che egli ha fatto. Sia al buio che alla luce, sia di giorno che di notte il peccato non sfugge alla vista degli occhi futuri. Ed ora vi dico l'ultimo mistero: state bene a sentire e non dimenticate le mie parole: i libri sono falsi. La storia è falsa.

Il ricordo del passato è falso. Gli uomini cattivi, in infiniti modi, hanno falsificato, e falsificheranno la storia, con parole vuote, roboanti, incensanti, malvagie, perciò chi di voi voglia risalire alla verità, dovrà per prima cosa sgombrare il suo cervello di tutte le menzogne con cui è stato riempito fin dall'epoca in cui stava seduto sui banchi di scuola. Questo mio libro vuole essere un "anti libro" e vuole ridare all'uomo la verità. Quelli che in futuro lo copieranno, lo trascriveranno e lo tradurranno nella loro lingua, non mutino o
non alterino il senso delle mie parole e se le trascriveranno con fedeltà io per primo, e non c'è bisogno che vi dica dove, testimonierò in loro favore. Ma voglio svelarvi un altro segreto: altri libri verranno scritti per gli uomini buoni e per gli uomini saggi. Uno poi, in particolare, avrà una importanza enorme sia nella sua parte più antica (tranne che per una piccola parte), sia in quella nuova e questi scritti confermeranno le mie parole e le mie previsioni; rassicureranno i giusti e li spingeranno ancora di più al bene e alla Saggezza. Perché saranno scritti questi libri?
Perché Dio ha detto: "Tornate a parlare di Saggezza agli abitanti della terra! Fatela discendere di nuovo nel mondo. Solo allora il Figlio mio potrà tornate ancora ad abitare tra gli uomini"».


Falsità, Errori, Circoncisione, Degenerazione, Sekina
In Enoch si parla di astronomia, di chimica, di alta ingegneria, di regole matematiche, metereologiche, etnografiche. Si prevede, pur con parole antiche, la scienza moderna.

Con grande leggerezza la critica non si è soffermata sul fatto che Enoch ci parla della nostra terra sferica e della sfericità degli altri corpi celesti. Addirittura in Enoch è adombrata la teoria delle relazioni tra materia e spirito. Si parla di nuove dimensioni e di un mondo al di fuori del tempo. Si sarebbe dovuto vedere e notare la straordinaria stranezza
del fatto che in un'epoca considerata primitiva si potessero scrivere pagine tanto profonde e misteriosamente vere.

Nei Libri di Enoch è esposta una tecnica per giungere a una progressiva elevazione dei pensieri: la strada giusta verso la perfezione.

Il sistema più efficace per effettuare questa ascensione psicologica consiste nel perfezionare le opere umane, nel dedicarsi all'esercizio della creatività e alla soluzione di problemi cosiddetti "eterni" o, almeno, dei quali si sia sicuri di non vedere il termine e la soluzione finale. L'esperienza dimostra che gli unici perfezionamenti a dare la gioia di vivere sono quelli della creazione tecnica e artistica, della ricerca scientifica disinteressata, delle grandi imprese dell'umanità, dei diuturni progetti che si esplicano nei secoli o addirittura nei millenni. Attraverso il suo prolungarsi nella materia l'uomo può eternarsi nello spirito.

La materia del nostro pianeta è sempre la stessa, come se la Terra fosse un sistema "chiuso", isolato. Le cellule del nostro corpo, quelle del nostro cervello sono composte da molecole che hanno molti miliardi di anni di vita e risalgono all'origine della Terra. Prima che apparisse la vita queste molecole si trovavano nelle rocce, nei gas, nei liquidi, sotto
forma di sostanze sempre meno semplici, rese sempre più complicate dal tempo. Ed ecco apparire i composti organici, le prime forme di vita vegetale e animale in una evoluzione senza fine. La vita si mostra eterna, tanto più quanto più l'uomo si dedica a cose "eterne".

E vi fu un periodo straordinario nella storia del mondo in cui l'uomo si dedicò alle cose eterne: modificò la terra stessa, trasformando se stesso. Furono costruite le prime meravigliose città, ricche di giardini pensili specchiati su grandi fiumi.

Sorsero le prime immense piantagioni. La pioggia ebbe uno scopo, le acque ebbero uno scopo. I semi e tutte le cose vennero "selezionate".

L'uomo fu il "collaboratore della creazione'. La terra conservava dappertutto le tracce delle grandi glaciazioni Vi erano pietre ovunque. Ed ecco che queste pietre che coprivano l'humus furono sapientemente disposte a terrazze (questo fatto è adombrato nel mito di Deucalione e Pirra). Sorsero immensi orti botanici, furono scavati lunghissimi canali. I mari, gli oceani, divennero strade. Le coste si arricchirono di porti. Le baie meglio orientate ebbero subito uno scopo. Il materiale genetico sopravvissuto alle terribili glaciazioni fu selezionato e rivitalizzato. L'uomo
della pietra uscì dalle caverne e guardò in alto, verso le stelle.

Nella fascia climatica del globo, che fu chiamata Eden, ebbero un posto ben preciso (come in scaffali di biblioteca) tutte le "matrici" delle specie viventi sia vegetali che animali e questo fatto è adombrato nel mito delle coppie di animali che salivano sull'Arca. Il cataclisma fu vinto; un nuovo equilibrio biologico fu raggiunto.

La contemplazione della volta celeste diede i suoi frutti. Fu scoperto il più lento dei cicli riguardanti la Terra, il "moto di precessione degli equinozi", che dura esattamente 25920 anni. Tale periodo, come si è detto, venne diviso in dodici parti.

Questo ciclo dei ritorni si rispecchiava in se stesso. L'uomo dell'Eden scoperse ciò che "ritornava". E allora le dodici parti ebbero nomi simbolici legati a quei ritorni, a quei fatti straordinari e ricorrenti riguardanti la Terra e l'Umanità.

Tutto ciò avvenne perché la Saggezza, allora, era discesa sulla Terra e l'uomo, al settimo giorno (a "creazione completata", diremmo noi) la contemplò.

Fuori dal grande anello climatico l'età della pietra continuava. Nelle gelide foreste, nelle steppe arroventate nessuna selezione, nessun miglioramento avveniva, contrariamente a quanto accadeva in quella immensa serra botanica e zoologica che fu chiamata Eden.

Là l'uomo si era autoregolato. La popolazione non cresceva né calava. La qualità raggiunta tendeva a mantenersi. Vi era un patto, una regola sacra, a impedire il ritorno verso il caos dell'età della pietra. Ed era un "Patto simbolico e non di sangue": la circoncisione. Circonciso era il cielo, con l'anello dello Zodiaco. Circoncisa era la terra, con l'anello dell'Eden. Circonciso era l'uomo, abitatore dell'Eden. Circonciso, cioè separato, selezionato. Separato dall' età della pietra, deciso a impedirne i ritorni.

Ma fu proprio quella separazione, male intesa e creduta un "patto di sangue", e riapre le porte alla barbarie.

Infatti quel "Patto" mal compreso, che un tempo aveva portato a unioni spirituali, a matrimoni tra membri di una fratellanza spirituale, fu rotto "dal suo interno" e fu trasformato in "incesto". Si credette che lo sposarsi tra fratelli e sorelle, geneticamente condizionati ;, l punto di essere biologicamente gemelli, avrebbe stabilizzato definitivamente le qualità "superumane" raggiunte nell'Eden.

Si pensava che ogni coppia formata da un fratello e da una sorella avrebbe generato un figlio e una figlia geneticamente identici, i quali a loro volta si sarebbero sposati tra loro continuando all'infinito.

Addirittura si progettò di far partorire a una donna due gemelli, maschio e femmina, per poter poi, una volta cresciuti, unirli tra loro in matrimonio provocando così una nascita gemellare dal loro accoppiamento. E così di seguito per ottenere una stirpe eterna di uomini perfetti, di Adami immortali. Ma non era questo il modo per mantenere le perfezioni raggiunte. Non era quella che Enoch chiama "la strada giusta".

La nuova strada era creatrice di mostri. La "purezza genetica" ottenuta con quelle unioni era, in realtà, altamente inquinante, promotrice di caratteri degenerativi.

Il matrimonio tra consanguinei non funzionava. E allora l'uomo sbagliò ancor di più rompendo ancora quella regola sacra creduta "patto di sangue", e questa volta la rottura avvenne "dal suo esterno". Si volle allargare l'Eden e diffondere le condizioni favorevoli sull'intero pianeta.
La fratellanza spirituale si sfaldò. Il cerchio della "circoncisione" (che era una regola di comportamento) fu aperto. Si aprì l'ingresso all'età della pietra e questa ritornò. L'Eden ne fu travolto.

Ecco una delle caratteristiche dell'Età della pietra: i maschi ignoravano il loro ruolo di padri. I nove mesi di distanza tra l'accoppiamento e la nascita del bambino, tra concepimento e parto erano sufficienti a tenere disgiunto il legame tra causa ed effetto. L'istinto paterno non esisteva.

La Rivelazione e la conseguente esplosione improvvisa della civiltà provocò un profondo mutamento, trasferendo sul maschio una parte dell'istinto materno.

Nacque la famiglia "patriarcale". L'uomo si diede una regola e in lui presero forza dei riflessi condizionati.

Tuttavia bastava un minimo allontanamento della tradizione per far risorgere l'istinto primordiale e per ricondurre l'uomo alle sue "dimissioni da padre" e alla sua folle e spensierata libertà dell'età della pietra.

Ma il "condizionamento" era necessario e portava a risultati estremamente positivi. Come era nata la regola condizionante?

Possiamo darne una spiegazione razionale. Il terrore della morte, della fine di tutte le cose, il desiderio di assicurare la perennità o, almeno, una stabilità alle perfezioni faticosamente raggiunte agì come stimolo alla grande intuizione: bisognava dare una regola agli accoppiamenti, in vista della creazione di uomini sempre più perfetti, fino al raggiungimento di quel fenomeno che gli antichi chiamarono "Sekinà" e cioè l'innesco del grande arco che unisce l'uomo a Dio, il raggiungimento di una dimensione superiore, la liberazione dell'uomo dalla morsa del Tempo.

Ma, per aprire la strada a questo estremo risultato, l'uomo deve allontanarsi dal caos dell'età della pietra e dai suoi accoppiamenti pazzi e incontrollati. Occorre stabilire un legame, costruire un folto e rigoroso albero genealogico attraverso i millenni. Ed ecco che leggiamo nelle Sacre Scritture i nomi delle "discendenze". Si parla dei figli di David. Si giunge al traguardo finale: la nascita dell'''ultimo anello della catena" che chiude il ponte tra l'umano e il divino.

E la Sekinà (cioè la presenza di un Vero-Uomo-Vero-Dio sulla terra) diventa un fenomeno reale. Al termine di questo lungo condizionamento l'Adam Cadmon, l'Umanità dell'Eden, raggiunge la grande meta. La creazione ha il suo coronamento. Può giungere il settimo giorno: quello del- la beata contemplazione in cui tutto il creato si riposa come dopo uno sforzo inimmaginabile. Ma la strada che porta alla Sekinà è irta di pericoli. Come si è detto il Patto di Alleanza, la regola che fu creduta Patto di Sangue può essere violato dall'interno e dall'esterno.

L'età della pietra, con la sua mentalità caotica, può ritornare a distruggere la faticosa costruzione dell'Uomo Perfetto.

Le Antiche Scritture attribuiscono la responsabilità di questa distruzione all'uomo, colpevole del "peccato originale".

Si parla dell'albero della conoscenza. Nutrirsi dei suoi frutti significa chiaramente "raggiungere la scienza". Il serpente che incita la donna a "mangiare" la scienza ci viene presentato dal testo biblico come il più scaltro di tutti gli animali creati da Dio.

L'uomo mangia il frutto proibito. Si nutre di scienza prima di avere raggiunto la Saggezza. Ed ecco, piove dall'alto la maledizione: l'Eden finisce. Il Patto viene infranto prima dall'interno e poi dall'esterno. Gli impuri (dirà Confucio) vengono invasi prima dal di dentro che dal di fuori.

Il suolo fertile dell'Eden verrà lasciato in stato di abbandono. L'uomo tornerà a strappare i frutti abbattendo e sradicando gli alberi per far prima, come all'età della pietra. Adamo, cioè l'Umanità dell'Eden, perde il suo Paradiso in Terra perché ha appreso qualcosa troppo presto, ed è una conoscenza pericolosa per l'uomo.

Dicono le Scritture: «Ecco, l'uomo è divenuto come noi, avendo conoscenza del bene e del male. Ora facciamo sì che egli non stenda la sua mano e non colga il frutto dell'albero della Vita!».

Se l'uomo avesse mangiato questo frutto, precisa il Testo, sarebbe vissuto in eterno.

Allora avrebbe superato e vinto il tempo con un pericoloso bagaglio di scienza e senza la minima provvista di Saggezza. La mentalità dell'età della pietra si sarebbe eternata, in un mondo non più ricco solo di selci, ma di pericolose armi scientifiche.

La scienza ha fatto dell'uomo un bambino che gioca con una potentissima bomba.

L'uomo ormai sa troppe cose.

Dicono le Scritture: «Il Signore allora cucì con le proprie mani una tunica all'uomo che lo aveva cacciato dall'Eden».

L'uomo ha rifiutato Dio e ritorna all'età della pietra e alle sue caverne ma qualcosa è cambiato. È capace di inventare, è capace di fare da solo. Ha appreso, da Dio, a creare. Dio gli ha costruito la sua tunica.

L'Eden è travolto dal Diluvio, ma l'uomo è già capace di costruirsi la sua Arca.

Il Grande Progetto tuttavia subisce un terribile rallentamento perché l'uomo, divenuto autodidatta, ha imboccato una strada estremamente lenta.

Lenta e pericolosa. Perché ogni scoperta è come un annuncio angelico che può essere capito e usato in modo giusto solo quando si è raggiunta la Saggezza.

Ecco dunque il problema: divenire Saggi prima di essere Sapienti, se no, il Grande Progetto fallisce.


L’UOMO diventa come le Bestie

Enoch si prepara a tornare sulla terra. Gli sono concessi trenta giorni per spiegare ai suoi ciò che ha veduto. Trenta giorni in cielo per capire, trenta giorni in terra per far capire. Poi dovrà risalire, definitivamente,
in cielo. Per scendere in terra dovrà trasformarsi. Assumere un aspetto umano. La sua radiosità deve attenuarsi fino a spegnersi del tutto. Se no, al mondo, nessuno potrebbe sostenerne la vista. Un figlio che piange ormai da troppi giorni accanto al letto vuoto del padre, scomparso misteriosamente. Un frastuono. Un turbine. Ed ecco Enoch tra le braccia del suo Matusalemme.

E inizia il racconto meraviglioso. Prima al figlio, poi ai familiari, quindi a tutto il popolo e perfino agli stranieri giunti da lontano. Enoch descrive ciò che ha veduto. E, parlando, dona a tutti la sua saggezza.

Dice: «Beato l'uomo buono, l'uomo veritiero, l'uomo altruista. Beato colui che fa il bene non per una ricompensa ma per amore del Bene e senza aspettarsi altro premio che la gioia di seguire la strada giusta».

E poi Enoch svela questa verità:

«L'uomo sembra infinitamente piccolo di fronte al mondo, all'universo. In realtà è infinitamente grande. È infinito anche nel tempo. L'uomo che sembra venuto dal nulla, e che vediamo sparire nel nulla, in realtà è esistito da sempre e sempre esisterà. È come un gradino di una scala eterna. Tutto è fissato, tutto è progettato. Dio tutto vede. Perciò ama-
te il bene. Non vendicatevi dei torti subiti. Aiutate chi ha bisogno di aiuto. Non accumulate denaro. E non accontentatevi di fare il bene a parole, di aiutare con frasi. Maledetto colui che dice parole di pace, di bontà e di amore ma non porta nel suo cuore la pace, la bontà, l'amore e soprattutto non agisce.

Non pregate. Le preghiere sono fatte di parole! Non dite: tanto c'è chi prega per noi!

Ognuno deve aiutare se stesso. Non c'è uomo che possa aiutare un peccatore scontando al posto suo il peccato».

Enoch si oscurò in volto:

«Ormai mi resta poco tempo. Vorrei dirvi tante altre cose. Darvi tanti consigli. Vi dirò solo: Siate buoni!».

Rimase in silenzio, come se avesse, con quella frase, detto tutto. Matusalemme gli si avvicinò: «Padre mio, posso farti preparare qualcosa da mangiare per il viaggio?». Enoch sorrise: «Da quando ho visto Dio non mi occorre altro cibo». Giunse, dai paesi lontani, una gran moltitudine di gente. L'estremo momento del distacco si avvicinava, Enoch disse:
«Ora ho da dirvi la cosa più difficile. Devo darvi l'estremo consiglio! ed è proprio quello che le vostre orecchie si rifiuteranno di udire e le vostre menti traviseranno. Vi sembrerà assurdo. Tuttavia ascoltatelo con attenzione, figli miei: Dio presentò ai primi veri uomini (quelli che, come sapete, aveva chiamato Adam) tutti gli animali del creato. E ne svelò per ciascuno il vero nome e tutti li sottopose all'uomo, che ne fosse il responsabile e il buon guardiano. E il Signore disse: "Bada, o uomo, che così come tratterai queste bestie tu sarai trattato! lo non giudicherò questi umili animali per il male che avranno fatto all'uomo, ma giudicherò te, uomo, per il male che avrai fatto a questi animali". Vi è un luogo per le anime: sia dell'uomo che di ogni più umile bestia. Là le anime di tutti gli esseri viventi, comprese le bestie, potranno fare testimonianza. E chi avrà fatto del male agli animali è come se lo avesse fatto a se stesso».

Enoch, a questo punto, come se parlasse da solo, disse a bassa voce queste frasi:

«E pensare che gli uomini, credendo di far piacere a Dio, uccidono le bestie sugli altari! E proprio per salvare l'anima!».

Poi Enoch si eresse in tutta la sua persona e alzò il tono della voce: «State attenti, figli miei! È questo il precetto che vi do, da parte di Dio. Abbiate orecchie per intendere e menti umili per accettare: chi si ciba della carne degli animali è come se legasse a quattro zampe sull'altare non le bestie ma la propria anima e la ponesse là sopra in espiazione del peccato che sta compiendo!

Guai a uccidere una bestia. Non si può farlo nemmeno di nascosto. Nemmeno senza procurare ferite sanguinose. Il buon pastore non uccide la pecora e nemmeno la fa soffrire!

Ora vi ho detto tutto. Sono parole difficili. Tenetene conto. Solo così salverete le vostre anime.

E ora amici, ascoltate: Dio ha creato il mondo per amore dell'uomo. Ha creato gli animali e le piccole bestie per servire l'uomo. Ebbene: che l'uomo si faccia servire dagli animali e non dagli altri uomini!
E che tratti bene questi suoi piccoli servi che Dio gli ha dato. Gli animali sono tutti al servizio dell'uomo. Anche i più fastidiosi, anche le mosche e le formiche, che fanno pulizia nelle case e le zanzare e le pulci e i pidocchi che spingono l'uomo a essere meno pigro, più pulito, più amante dell'igiene. Più l'uomo è stolto e cattivo e più i suoi servi diventano fastidiosi. Più l'uomo sbaglia e più viene punzecchiato.

E ora, fratelli miei, vi do l'estremo saluto. Il sole sta per calare all'orizzonte. Ricordate: ammiratelo pure questo sole; amatelo ma non adoratelo: non confondetelo con Dio. Dio è l'artefice che crea i soli!

Non inchinatevi davanti all'opera. Ricercatene l'autore!».

Dopo un istante di silenzio (il disco del sole era sparito) Enoch parlò ancora: «Ora ho proprio detto tutto, scritto tutto. Il mio tempo è consumato. La luce del sole è sparita. Siate buoni. Benedetti, uomini buoni. La vostra luce mai tramonterà!».

Dopo quello strano e rapido tramonto la terra rabbrividì avvolgendosi in una oscurità misteriosa. Si udì un turbinio come d'ali.

Tornò un po' di luce, ma poca.

Non si sa come, Enoch era sparito.
Cominciava la dolce notte dell'equinozio.

In quella notte, trecentosessantacinque anni prima, Enoch era nato e, uscendo dal grembo della sua mamma, aveva sorriso.

Era la stessa notte che Dio aveva scelto per discendere sulla terra, tra gli uomini.


Consiglio di acquistare i testi completi di Mario Pincherle, per avere una visione più completa.


Acquisto dei due testi integrali:
Arrow http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__enoch_il_primo_libro_del_mondo_1.php
Arrow http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__enoch_primo_libro_volume_secondo.php

Approfondimento:
Idea http://it.wikipedia.org/wiki/Libro_di_Enoch
Idea http://digilander.libero.it/Hard_Rain/enoch.htm
Idea http://www.tanogabo.it/religione/una_pagina_su_enoch.htm
Idea http://voyagerfanclub.forumfree.it/?t=39159782#.UKpv2AM0Nng.facebook

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