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 I Grandi Maestri

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MessaggioTitolo: I Grandi Maestri   Mer Lug 01, 2009 1:08 pm

I Nostri Maestri di Vita di Verità e di Via per la Luce

Quelli, sono venuti come meteore (o come stelle?), e come tali se ne sono andati. Ma, se ne sono davvero andati? Riportiamo qualche breve considerazione su alcuni grandi Maestri di meditazione del passato.

Il primo è il Buddha (566 a.C.) storico, Gautama Siddharta, il quale non ritenne mai di essere un sant'uomo. Sollecitò chiunque a  ragionare autonomamente senza credere passivamente e, in ogni caso,rispettando tutti gli esseri senzienti. Il Buddha storico ricordava ripetutamente alla gente che l'esperienza della verità è originata dalla loro stessa mente. In realtà, per oltre trecento anni dalla sua morte non fu nemmeno raffigurato.

Il secondo è Sri Krishna (il Cristo di Oriente), Krsna in sanscrito significa “scuro”, il colore della pelle della divinità è infatti un azzurro scuro, ma una etimologia devota degli Hare Krishna si diversifica presentando il significato di “infinitamente affascinante”.
La radice krish  indicherebbe il fascino supremo, mentre il suffisso na la gioia suprema: questi due dati indicherebbero Krishna come Supremo
Brahman,  il culmine di queste due caratteristiche. Usualmente il nome Krishna viene preceduto da Sri o Shri, che viene tradotto come  “Signore”, ma è  una traduzione inadeguata; Sri piuttosto vuol dire “venerato”: è un titolo di rispetto
. I suoi insegnamenti sono parte del poema epico Bhagavad Gita indù.

Il terzo è Gesù Cristo. (anno 4 d.C.) (il Cristo adottato in Occidente, ma nato in Oriente).
Vi sarebbe così tanto da dire. I suoi insegnamenti, contenuti solo in parte nei Vangeli, coincidono molto più di quanto si possa immaginare con quelli della Bhagavad Gita indù, cui si può far riferimento per comprendere il messaggio spirituale del secondo Maestro, Sri Krishna.

Il quarto è Babaji Mahavatar, il mitico Yogi dell'Himalaya.
Non se ne conosce la data di nascita che dovrebbe risalire a molti secoli addietro. Secondo i suoi discepoli è tuttora vivente.
Egli trasmise la conoscenza del Kriya Yoga, una serie di tecniche che secondo la tradizione hanno successo solo se impartite direttamente da un precettore qualificato.

Il quinto è Babaji di Hairakan, si tratterebbe sempre di Babaji Mahavatar nell'ultima forma con cui apparve, nel giugno del 1970, in una grotta sacra ai piedi del Monte Kailash.
Egli riteneva che la meditazione sia difficile senza aver ricevuto l'iniziazione da un Guru e che per avere successo dovrebbe essere integrata da una pratica attiva come il Karma Yoga e la devozione.

Seguono figure emblematiche i cui insegnamenti (più o meno condivisibili) hanno lasciato tracce profonde nella "cultura religiosa" della nostra epoca.

Rammentiamo, tra i tanti altri il cui studio ci sembra particolarmente utile, Laozi (500 a.C.), Profeta Elia, Profeta Eliseo (790 a.C.) San Francesco d'Assisi (1181-1226) Santa Chiara (1194-1253), Lahiri Mahasaya (1828-1895), Swami Sri Yukteswar (1855-1936), Paramahansa Yogananda (1893-1952), Sri Aurobindo (1872-1950), Ramana Maharshi (1879-1950), George Ivanovich Gurdjieff (1869-1949), Meher Baba (1894-1969) Jiddu Krishnamurti (1895-1986), Tenzin Ghiatso (Dalai Lama) (1935), Ramakrishna (1836-1886), Swami Vivekananda (1863-1902), Sri Anandamayi Ma (1896-1982), Mahatma Gandhi (1869-1948), Osho (1931-1990), Paramahamsa Hariharananda (1907-2002),  Anthony Elenjimittam (1915-2011),
Serge Raynaud de La Ferrière (1916-1971), Maestro Manuel Estrada (1900-1982), Josè Marcelli Noli (1925-2010) Paramahamsa Prajnanananda (1960), Prahlad Jani (1928) e tanti altri Santi tutt'oggi in vita e in missione sulla terra.

La Santissima "Maestra" Maria, (Maestra Essena Ascesa) (che ritengo la piu importante Portatrice di Luce che comunica sempre con i nostri cuori).

I piu vicini a noi sono stati: San Padre Pio (1887-1968), Santa Madre Teresa di Calcutta (1910-1997), Natuzza Evolo (1924-2009).

Che cosa dissero? Quale fu il loro messaggio? E' così complesso da non poter essere sintetizzato in poche frasi, tuttavia potremmo individuare ciò che le diverse scuole di pensiero hanno in comune.

Ben al di là del linguaggio usato per esprimere e comunicare le loro personali esperienze spirituali ritroviamo, in ciascuno di essi, le medesime aspirazioni, gli identici obbiettivi.

Conoscere sè stessi. Trovare un modo per capire cosa sia quel vago sentore di incompletezza o di inadeguatezza che talvolta ci segue come un'ombra fedele. Ritrovare fiducia in noi stessi, energia e gioia di vivere.

Senza, per tutto ciò, esser costretti a compiere imprese mirabolanti. Ma nemmeno minimamente pensare di poter "acquistare" al mercatino delle pulci spirituali formule o preghiere miracolose.

Conoscere se stessi in modo da riconoscere le proprie "illusioni personali" e annientarle mediante la consapevolezza della nostra natura essenziale.

Ma, quali sono i motivi (e qui le dolenti note) per cui sembra così difficile raggiungere una condizione di beneficio permanente tale da poter esser considerata, anche approssimativamente, uno stato meditativo?

Le ragioni principali di quella specie di paura, in qualche modo ritrosia, nel volersi impegnare sinceramente almeno per
pochi minuti di meditazione quotidiana, sono l'attaccamento e l'identificazione.

Non più parlarne, quindi. Perché declamare o interloquire altro non sono che modi per procrastinare quel minimo di impegno necessario per cogliere a volo questa splendida opportunità. Bensì applicarsi diligentemente nell'esecuzione di un esercizio che solo all'inizio potrà sembrare insignificante.

Che cosa sono l'attaccamento e l'identificazione? Non risponderemo direttamente. Ricorreremo, invece, al soccorso di un antico rimedio.

In questa piccola pagina multimediale non possiamo far di meglio che dedicare, umilmente, in memoria di questi Maestri, la trascrizione di alcuni versi della Bhagavad Gita, uno dei libri sacri degli Indù.

In questo splendido poema epico si parla, sotto forma di metafora, di un'antica e cruenta battaglia combattuta da due eserciti i cui componenti appartenevano alle medesime stirpi.

Lo scopo di quella lotta, in realtà, oltre che la volontà di superare ogni idiosincrasia personale, le false soddisfazioni di una vita dedita esclusivamente all'edonismo, cioè alla ricerca del piacere immediato come sola ed unica virtù, rappresenta, simbolicamente, la necessità improcrastinabile di "vincere" attaccamenti ed identificazioni psicologiche.


La Riflessione è dovuta per Capire e Riconoscere la Nostra Luce Interiore.

Ogni essere umano è speciale, come ogni altro essere umano che è vissuto, vive o vivrà.  
Siete tutti messaggeri. Ciascuno di voi.
Ogni giorno, ogni ora, ogni momento, portate alla vita un messaggio sulla vita.

Pace, Amore e Luce a tutti voi.
sunny


Ultima modifica di Peppe il Gio Lug 02, 2009 3:26 pm, modificato 5 volte
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